Chivasso: protesta contro il green pass per ospedali ed Rsa, presente Spatari della Torteria

Si è tenuta questa mattina, 25 ottobre, alle porte dell’ospedale di Chivasso la protesta pacifica “Riapriamo le porte”, promossa dalla organizzazione “Di Sana e Robusta Costituzione”. Motivo della manifestazione, a cui ha partecipato un gruppo di una ventina di persone, l’abolizione dell’obbligo di green pass in ospedali ed Rsa per gli accompagnatori e parenti di pazienti o ospiti delle strutture.

Non è mancata alla protesta Rosanna Spatari, agguerrita titolare de La Torteria ‘disobbediente’ di Chivasso e paladina dei no vax e no green pass. Noti i suoi aperitivi negazionisti contro le chiusure durante il periodo della pandemia e forte l’opposizione all’uso della mascherina e alle misure per contrastare la diffusione della COVID-19.

Dal comitato fanno sapere le ragioni precise della protesta davanti al nosocomio cittadino:

Nell’interregno tra pandemia e guerra, le misure restrittive si apprestano a innestarsi cronicamente nella nuova normalità. È così per quanto riguarda le visite dei parenti negli ospedali.
Le normative regionali in materia di accesso di visitatori e accompagnatori, cambiano da regione a regione ma ovunque la tendenza di amministrazioni e unità operative, è quella di applicare in forma più restrittiva
quanto disposto dal dettato legislativo.
Negli ospedali della penisola insistono regolamenti difformi che, cambiando da UO a UO, applicano diverse gradualità di limitazioni con il risultato che la persona, al momento del ricovero, è letteralmente sottratta agli affetti dei familiari e rinchiusa nella sua camera di degenza; queste limitazioni fanno si che il paziente sia completamente spersonalizzato, come se privarlo della sua dimensione relazionale fosse un normale prezzo da pagare in cambio di terapie volte alla guarigione, in tempo di post emergenza covid.
Invece la presenza del parente al fianco della persona è una preziosa risorsa per le cure medico-infermieristiche, soprattutto in questo frangente, con gli organici ridotti all’osso. Numerosi dati della letteratura scientifica suggeriscono che la presenza di familiari e visitatori riduce in modo significativo le complicanze cardio-vascolari e gli indici ormonali di stress. Non garantire un adeguato fine vita, quindi prospettare la morte in solitudine per chi non è provvisto di lasciapassare verde, equivale a generare discriminazioni, compromettere la dignità degli esseri umani nonchè i valori millenari di un popolo che affonda le sue radici nella cultura cristiana. Tra la legge e la sua applicazione, fa la differenza il buon senso di chi è chiamato ad applicarla.
Il green pass ha dimostrato la sua fallacia scientifica, infatti il suo obbligo è decaduto ovunque, tranne che nelle strutture di cura dove il suo controllo è consuetudine innestata nella pratica assistenziale quotidiana post-covid. Convinti che per abrogare una consuetudine sia necessario un lavoro di sollevazione critica a partire dal basso, dal recupero delle norme morali e di buon senso, da sempre considerate “giuste”, noi pretendiamo:
1. Libero accesso per i familiari/caregivers/visitatori delle categorie di pazienti c.d. “fragili” (minorenni, over 65, puerpere) o in situazioni cliniche particolari come fine vita, presenza di barriera linguistiche, stato di agitazione psicomotoria);
2. Omogeneizzazione delle condotte professionali circa le visite dei parenti e ri-umanizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali;
3. Canale comunicativo preferenziale per segnalare direttamente alla direzione sanitaria qualsiasi condotta professionale non conforme a suddetto regolamento.