I Testimoni di Geova e l’eccidio nazista: il Giorno della Memoria ricorda gli unici perseguitati da Hitler per la fede religiosa

Mille e seicento morti, di cui 370 per esecuzione, e più di 4 mila deportati: questi i numeri che riflettono la strage di Testimoni di Geova operata dalla persecuzione nazista. Il 27 gennaio, il Giorno della Memoria, è dedicato anche a questo gruppo di deportati che hanno una particolarità rispetto a tutti gli altri gruppi sociali presi di mira dalla SS: l’uccisione motivata dal credo religioso.

A partire dal 1938 i nazisti offrirono agli Studenti Biblici (così erano chiamati allora) la possibilità di essere risparmiati qualora avessero firmato una dichiarazione di abiura religiosa; in questa procedura spesso i militari utilizzarono la tortura e le privazioni di cibo e sonno per indurre i prigionieri e le prigioniere a firmare, anche se secondo lo storico Detlef Garbe i rinnegamenti furono un numero molto ridotto. Il disegno di Hitler e dei suoi collaboratori prevedeva di estirpare del tutto i/le Testimoni in ogni zona occupata: o con la conversione o con la morte.

Le pagine di storia italiana e quelle della persecuzione degli Studenti Biblici si incontrano nella poco conosciuta vicenda di Mafalda di Savoia, figlia del re Vittorio Emanuele III, imprigionata a Buchenwald. Alla principessa fu affidata una badante, Maria Ruhnau, una testimone di Geova, che avrebbe dovuto ottenere informazioni sensibili da Mafalda per riferirle ai nazisti, ma che in realtà strinse con lei un legame umano indissolubile. Celebre gli aneddoti della Ruhnau che cuce i vestiti del lager adattandoli al corpo della figlia del re e che le dona le proprie scarpe. Prima di morire, l’erede di casa Savoia donò alla Testimone un orologio da polso come simbolo del suo affetto.