Torino, le spara contro cinque colpi perché lei l’ha lasciato: a processo per tentato femminicidio

Arife, una donna di 34 anni di Torino è stata vittima di abusi da parte del compagno Ananza Britan. Lo scorso aprile, infatti, l’uomo le ha fatto un agguato in via Domodossola puntandole addosso una pistola. “Stavo andando dal medico, non mi sentivo bene. E lui mi è comparso davanti. Mi ha puntato la pistola al petto. Pensavo fosse finta e ho cercato di spostarla. Poi ha sparato. Io l’ho pregato di non uccidermi. Di tenermi in vita per i miei figli”. La donna è stata raggiunta da cinque colpi che le hanno ferito la gamba.

Per questo Britan è a processo nella maxi aula 4 del Palazzo di Giustizia di Torino per tentato omicidio e violenza sessuale. La seconda imputazione in particolare per un episodio in cui l’uomo ha costretto Arife ad avere un rapporto sessuale. “A febbraio, tornando da una gita alle terme della Valle d’Aosta, in autostrada, ha accostato il furgone e mi ha violentata. Ho cercato di respingerlo, ma mi ha minacciata”.

La loro relazione, iniziata a novembre 2021, non è incominciata con i migliori auspici: “Ho conosciuto un uomo, mi piace. Ma è troppo geloso” – confida Arife a un amico. Dopo poco Britan va ad abitare con lei e incominciano le gelosie e le pressioni. “Si era portato dietro una pistola. Mi controllava il cellulare, mi costringeva ad indossare la tuta. – dichiara la donna – Non voleva che mettessi i jeans. All’epoca ero assunta da un’impresa di pulizie. Lui mi portava, veniva a prendermi e quando lavoravo dovevo stare al telefono con lui”.

Troppi gli atteggiamenti persecutori che fanno sì che Arife cerchi di lasciarlo almeno una decina di volte, ma ogni volta torna con lui dopo minacce. “L’ho lasciato una decina di volte. Ma lui chiamava i miei amici, si presentava sotto casa mia. Mi minacciava, mi mostrava coltelli e bastoni. Ero obbligata a tornarci insieme. Ero terrorizzata”.

Arife cerca di sfogarsi con una cugina di lui, ma lei alla menzione di una denuncia, cambia atteggiamento e la minaccia a sua volta. “Mi sono sfogata. All’inizio sembrava essere dalla mia parte, ma quando ho parlato della possibilità di denunciarlo, mi ha minacciata anche lei. Mi ha detto che se mi fossi rivolta alle forze dell’ordine, per me sarebbe finita male”.

La decisione definitiva di lasciarlo Arife la matura dopo che ospitando in casa un amico, una figura paterna per la donna, che la aiutava economicamente, Britan ha iniziato a lasciare registratori per sentire le loro conversazioni convinto che lei e l’amico avessero una relazione. “A quel punto ho deciso di lasciarlo definitivamente. L’ho cacciato di casa, l’ho bloccato sui social e ho bloccato il suo numero di telefono”.

Infine la pistola comprata qualche giorno prima, una calibro 12, che ha gettato in un bidone dopo l’agguato ad Arife. La Polizia di Stato lo fermerà poi in corso Lecce.