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Ad Asti, grafico arrestato per detenzione di materiale pedopornografico

Condannato a 2 anni e 2 mesi per materiale pedopornografico

Alessia Serlenga

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TORINO – «Quelle foto le ho scaricate inconsapevolmente, e ho cercato subito di cancellarle dal mio computer», così un grafico sessantenne, ex dipendente di un ente pubblico si è giustificato, prendendo la parola in aula ancora poco prima che iniziasse la camera di consiglio. Ma il giudice Elisabetta Chinaglia non gli ha creduto.

L’uomo è dunque stato condannato a 2 anni e 2 mesi per detenzione di materiale pedopornografico.

La polizia postale, già nel 2021 aveva trovato circa 5 mila immagini in una sottocartella aperta all’interno del programma grafico Adobe Lightroom installato sul pc dell’imputato.

 

Gli agenti erano arrivati nell’abitazione dell’uomo sulla base di una segnalazione del Cnaipic, che aveva ricevuto un alert da una struttura di sicurezza di Google riguardante un indirizzo Ip attivo utilizzato per scaricare foto pedopornografiche inviate da una email con un nome e cognome di donna inesistente, per smistare e recapitare foto proibite. Le email erano state spedite nel dicembre del 2020, circa cinque mesi prima dell’apertura della cartella.

«Stavo cercando materiale per realizzare un sito web su un forum di grafici che si chiama Jungla, perché una società sportiva astigiana mi aveva chiesto di rinnovare le loro pagine on line – ha affermato in aula l’imputato – Un utente con un nickname sconosciuto mi ha inviato alcune icone grafiche e, scaricandole su Adobe Lightroom per modificarle, si sono automaticamente auto-archiviate anche quelle immagini. Appena me ne sono accorto ho disinstallato l’intero software Adobe per cancellare in modo sicuro e definitivo le foto. Ma il software era rimasto sul pc senza che me ne rendessi conto».

Determinante la testimonianza dei due investigatori della postale citati dal pm Lorena Ghibaudo: hanno confermato il tentativo di cancellazione, rimarcando però come tracce del programma e del contenuto delle cartelle fossero rimaste sull’hard disk. In questo modo fu possibile l’estrapolazione delle 5343 foto, inequivocabili, anche se senza scene di violenza sui minorenni. Tra gli indizi c’è quello relativo alle tempistiche: il grafico ha dichiarato di aver disinstallato il programma «immediatamente dopo la scoperta delle foto», ma le email vennero ricevute nel dicembre 2020 e la creazione della cartella su Adobe Lightroom porta la data del 10 maggio 2021.

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