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Inquilini lasciano 23 mila euro di debiti e vengono “salvati” dal blocco sfratti, lo Stato rimborsa solo 510 euro alla torinese proprietaria

“Durante gli anni del Covid ho mantenuto questi inquilini morosi – racconta a Quotidiano Piemontese A. – se non se ne fossero andati loro, la burocrazia del blocco sfratti avrebbe allungato il processo”

Sandro Marotta

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TORINO – Ammonta a circa 23 mila euro il debito che una coppia di inquilini ha lasciato alla proprietaria di un appartamento nella campagna torinese, sfruttando la burocrazia del blocco degli sfratti imposto nel periodo post-Covid (2020-2021).

La storia di A.

“Nel 2018 ho affittato a una famiglia questa casa nella campagna torinese – racconta a Quotidiano Piemontese A., la proprietaria dell’immobile, raggiunta al telefono – ma già nel 2019 hanno smesso di pagare l’acqua per tutto l’anno, oltre ad iniziare con i ritardi nel versamento delle mensilità.”

La proprietaria è passata oltre e non ha disdetto il contratto di affitto. Con il 2020 però la situazione è precipitata.

“Con il Covid hanno smesso di pagare”

“Non appena è scattato il lockdown per il Covid-19, – spiega A. – questi inquilini hanno smesso di pagare tutto; acqua, affitto, anche il riscaldamento l’ho coperto io. A quel punto volevo avviare la procedura di sfratto, ma il governo (all’epoca Conte II ndr) aveva emanato il decreto che vietava ai proprietari di sfrattare gli inquilini morosi, quindi non si poteva fare altro che aspettare. Nel frattempo io ho anticipato centinaia di euro.”

Queste centinaia diventeranno migliaia alla fine di questa vicenda.

I debiti si accumulano fino al 2021

I mesi passano e A. non ha più notizie della famiglia che vive senza pagare nell’appartamento di sua proprietà. A gennaio del ’22 però il blocco sfratti è scaduto e finalmente la locatrice ha potuto avviare la procedura per liberare l’immobile. “I tribunali però avevano accumulato centinaia di richieste, che da un momento all’altro hanno dovuto esaminare: il lavoro arretrato ha prolungato i tempi”. É l’inizio di quello che l‘Unione Inquilini chiamerà “lo tsunami degli sfratti”, con più di 30 mila sgomberi.

A questo punto della storia, l’ammontare del debito degli inquilini di A. ha superato i 10 mila euro e ha continuato a gonfiarsi.

Il colpo di scena

Da un momento all’altro A. viene a sapere che gli affittuari hanno deciso di divorziare e di lasciare casa. “É successo a febbraio del ’22, se non ricordo male. É stato un colpo di fortuna per me, perché grazie alla separazione sono riuscita in qualche modo a riprendere in mano le chiavi di quella casa. Se non se ne fossero andati di loro iniziativa, chissà quanti mesi avrei dovuto ancora aspettare.”

“23 mila euro che non riavrò mai più”

“Facendo due calcoli – conclude A., sospirando – io ho mantenuto questa famiglia per oltre due anni, spendendo circa 23 mila euro, soldi che non riavrò mai più”.

Facendo richiesta, la proprietaria è riuscita ad ottenere dallo Stato un rimborso di 510 euro, ovvero il 2,2% del totale.

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