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Interviste

Marina Rota racconta Certe donne, a Torino

L’intervista con l’autrice

Gabriele Farina

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TORINO – Lidia Poet, Teresina Tua, Paola Lombroso, Gemma Cuniberti, Amalia Guglielminetti, Helen Konig, Isa Bluette, Bella Markman Hutter. Alcune di queste donne straordinarie sicuramente le conoscete, di altre probabilmente il nome non vi dice nulla ma scoprirete leggendo cosa hanno fatto. Altre ancora sono meno note e sarà un piacere incontrarle.

Incontrarle si, perchè Marina Rota in questa raccolta di racconti non si limita a parlarci dei personaggi in questione raccontandoci la loro storia, no. Marina Rota le incontra proprio tutte. E ci parla. Le intervista, si gode i loro spettacoli in teatro, le osserva lavorare, parla con loro della loro vita e dei personaggi che della loro vita hanno fatto parte. Il mezzo di trasporto per questo viaggio è Certe donne, a Torino, Buendia books.

Così in questi racconti, oltre alle protagoniste abbiamo la possibilità di incontrare anche Guido Gozzano, Macario, Cesare Lombroso, e tanti altri nomi che hanno contribuito a scrivere la storia di Torino e dell’Italia tutta. Ma al centro ovviamente ci sono le donne. Donne capaci di andare oltre i limiti imposti dalla società in cui hanno vissuto, di seguire i loro sogni o semplicemtne di inventarsi una strada ed un lavoro che non fosse quello esclusivamente di moglie e madre.

Sono storie che meritano di essere conosciute, approfondite per capire da dove arriviamo, dove siamo (ancora tanto indietro) e dove abbiamo in mente di andare nei prossimi decenni. Sperando che la strada, pur in salita, sia comunque e sempre indirizzata in avanti.

L’intervista con Marina Rota

Ci porti a incontrare otto donne che hanno lasciato un segno, tracciando la propria vita fuori dal solco imposto dalla società. Come hai scelto le otto protagoniste di questa raccolta?

Ho individuato queste otto figure nella nutrita compagine di torinesi straordinarie esclusivamente per un’istintiva simpatia. In alcune di loro, avevo avvertito qualche particolarità alla quale mi sentivo accomunata. Per esempio, l’incontenibile passione per gli animali che indusse la quindicenne Helen König, futura creatrice delle bambole Lenci, ad unirsi con la sorella al circo di Madame Nouma Hawa; la ferrea determinazione che sostenne Lidia Poët nel lungo cammino (cinquant’anni!) che percorse affinché venisse riconosciuto il suo sacrosanto diritto ad esercitare la professione legale… Per altre ha giocato, oltre alla simpatia, la mia ammirazione per particolari talenti che io stessa avrei voluto possedere, come la genialità e la generosità intellettuale di Paola Lombroso, o il coraggio che dimostrò l’attrice tredicenne Gemma Cuniberti nell’abbandonare il palcoscenico all’apice del suo successo per dedicarsi agli studi, con serenità e senza rimpianti per le luci e i trionfi che l’avevano accompagnata nella prima parte della sua vita.

I racconti non sono semplici biografie ma intraprendi una serie di viaggi nei quali incontri effettivamente le protagoniste con le quali parli, ti siedi al tavolino di un bar, le osservi recitare. Perchè questa scelta narrativa?

Per poter descrivere nel modo più approfondito possibile la loro personalità e l’ambiente in cui manifestarono il loro genio. Ho potuto così assistere all’ultimo spettacolo di Isa Bluette in scena con Macario; ascoltare un sorprendente concerto di Teresina Tua, “l’angelo del violino”; presenziare, nel 1878, all’ingresso, nell’aula di Giurisprudenza, della matricola Lidia Poët, unica studentessa fra due ali di giovanotti meravigliati; ammirare il lavoro delle artigiane nel laboratorio della Lenci; incontrare Gemma Cuniberti in una modisteria di via Po mentre mi provo i cappellini, nel lontano 1928; raccogliere le confidenze personali di Amalia Guglielminetti, che mi invita nel suo salotto di via Garibaldi… Solo immergendomi completamente nella loro epoca e nelle loro atmosfere avrei potuto assecondare quel transfert senza il quale il libro non sarebbe mai stato scritto. Provo una sincera gratitudine verso queste donne, che mi hanno consentito di viaggiare in epoche passate, appagando così la mia “sindrome dell’età dell’oro”, dovuta al senso di displacement che provo verso l’attuale realtà.

Ad aprire ogni racconto c’è una bibliografia essenziale. Il libro è frutto di una lunga e approfondita ricerca sui personaggi?

La ricerca bibliografica è stata la base imprescindibile per questo lavoro. Per un anno ho trascorso tutto il mio tempo libero asserragliata nell’Archivio Storico della Città, nel settore ‘rari e manoscritti’ della Biblioteca Civica, nel Centro Studi Piero Gobetti, negli Archivi dei Dipartimenti Universitari dove ho consultato parecchie tesi, e dove ormai mi attendeva la ‘mia’ scrivania, sulla quale trovavo spesso guanti e taglierina per poter aprire pagine mai consultate e incollate dal trascorrere del tempo, o rovinate dall’alluvione del 2000. Ho trascorso interi pomeriggi anche nella Biblioteca del Teatro Stabile, in cui ho reperito documenti preziosi soprattutto su Gemma Cuniberti e su Isa Bluette. La fantasia è quindi volata sulla base di una rigorosa documentazione

Nei tuoi incontri con le protagoniste si finisce per parlare (e spesso incontrare) anche altri personaggi che hanno scritto la storia d’Italia, da Gozzano a Macario a Riccardo Gualino. Com’è stato vivere a contatto con queste donne e questi uomini anche se solo nella finzione letteraria?

E’ stata un’avventura meravigliosa. Mi sono trovata a mio agio con tutti questi personaggi, che mi hanno consentito di vivere un’esistenza parallela a me molto gradita, e doloroso è stato il mio ‘ritorno al futuro’ a fine opera. E’ vero che in questo percorso letterario ho incontrato anche figure maschili, ma ho preferito glissare su di loro, limitandomi agli accenni necessari per attribuire alle otto donne tutta la luce che spesso era stata loro negata. Gozzano, Macario, Gualino, Cesare Lombroso, Rachmaninoff, Giuseppe Verdi, erano già stati sufficientemente celebrati…

Ogni racconto è accompagnato dalla riproduzione di un quadro che si avvicina al tema del racconto. Come è stata fatta la scelta?

Sono sempre stata affascinata dalle opere della bravissima Renata Arnaldi, che era stata ribattezzata “Anna Ricordi” dal famoso critico Luigi Carluccio, perché ritrovo nella sua arte quella malinconia nostalgica venata da ironia che caratterizza i miei scritti. Grazie alla sua generosità, in questo libro si sono unite armoniosamente scrittura e arte: due differenti espressioni creative, che alludono tuttavia, in questo caso, a un simile mondo interiore.

Alla fine c’è invece un disegno inedito…

Sì, una tavola del geniale disegnatore Andrea Maino, che mi ha rappresentata in modo molto suggestivo: appoggiata al velivolo del mio mito Gabriele D’Annunzio, mi accingo al viaggio a ritroso nel tempo, per raggiungere le mie otto ‘sorelle’ che mi stanno aspettando, raccolte intorno ad una Mole di cristallo.

Con quale delle otto protagoniste è stato più piacevole sorseggiare un thè?

Oltre ad Amalia Guglielminetti, con la quale il transfert si era già creato da anni, dati i tanti scritti e le conferenze che le avevo dedicato, forse con Gemma Cuniberti, con la quale sorseggerò un grog da Fiorio in una fredda serata di gennaio. Questo perché, al contrario di Amalia, non sapevo nulla di questa piccola, ma grande attrice prodigio. Incontrarla è stato per me sbarcare su un continente sconosciuto, che ho esplorato con immensa curiosità, pensando di condividere con i lettori il piacere della scoperta.

Ci hai portato a incontrare otto donne la cui vita è stata molto significativa. C’è qualche nome che avresti voluto inserire (incontrare) ma che per motivi vari non ha trovato posto nella raccolta?

Originariamente, in effetti, le figure femminili avrebbero dovuto essere dieci, ma i tempi e l’intensità del procedimento mi hanno costretta ad escludere due pittrici che pure mi affascinavano tanto. Ho così compensato la loro mancanza trattando in modo abbastanza approfondito dei grandi artisti che collaborarono alla realizzazione delle ceramiche Lenci e della “cerchia Gualino” nel capitolo dedicato alla grande danzatrice Bella Markman Hutter. La mia editrice ha comunque ventilato la possibilità di un sequel, qualora il libro incontri il favore dei lettori!

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