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Cronaca

Contestata frode fiscale da 7 milioni all’imprenditore torinese che affittava appartamenti agli extracomunitari

L’accusato, accusato anche di autoriciclaggio, avrebbe schermato la propria attività di gestione degli immobili ricorrendo alla strumentale costituzione e interposizione di molteplici entità giuridiche

Gabriele Farina

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TORINO – La Guardia di Finanza di Torino ha dato esecusione a tre distinti decreti di sequestro preventivo emessi d’urgenza in relazione ai profitti delle condotte di frode fiscale accertate, per un importo complessivo di circa 6,6 milioni di euro, nonché a un decreto di sequestro preventivo  in ordine ai profitti rivenienti dalle connesse condotte di autoriciclaggio, per circa 540 mila euro. Al centro dell’inchiesta Giorgio Molino, noto imprenditore immobiliare torinese noto come il “ras delle soffitte” o “ras degli affitti”.

Le indagini hanno ricostruito, per gli anni d’imposta dal 2019 al 2022, l’effettiva operatività e i redditi dell’indagato, nella cui disponibilità sono risultate unità immobiliari corrispondenti a circa 1500 particelle catastali, identificative di altrettanti appartamenti, box, posti auto, soffitte, cantine e locali vari, destinati a locazione.

Dalle verifiche sono risultate anomalie nei contratti di locazione e nei pagamenti delle pigioni tra la proprietà (rappresentata da società o associazioni di promozione sociale) e le persone occupanti.

Le indagini successive hanno fatto emergere come a capo del presunto sistema evasivo individuato fosse un noto imprenditore del settore immobiliare torinese, operante sulla scena cittadina da diversi decenni, soprattutto nel segmento delle locazioni.

In proposito, è stato rilevato che la maggior parte degli immobili riconducibili all’indagato si concentra nelle aree urbane delle città di Torino considerate più difficili, ove vengono destinate alla locazione, talora anche in condizioni precarie, a persone appartenenti alle fasce più deboli della popolazione, in particolare cittadini extracomunitari, sovente mediante contratti di cui è stata riscontrata l’intestazione a persone diverse dagli effettivi inquilini.

Un sistema articolato

L’accusato avrebbe schermato la propria attività di gestione degli immobili ricorrendo alla strumentale costituzione e interposizione di molteplici entità giuridiche, dalla varia natura (società a responsabilità limitata, società in accomandita semplice, società semplici, associazioni di promozione sociale, cooperative, imprese individuali, per complessivi 18 soggetti, singolarmente privi di strutture e organizzazione autonomamente idonee a produrre redditi).

Su disposizione del Pubblico Ministero titolare delle indagini sono state inoltre eseguite perquisizioni locali presso l’abitazione dell’indagato dove, anche con l’ausilio di unità cinofile “cash dog” della Guardia di Finanza, sono stati tra l’altro rinvenuti e sottoposti a sequestro oltre 270 mila euro in contanti, abilmente occultati, anche in doppifondi ricavati nel mobilio.

Le accuse per l’indagato

Sulla scorta del quadro indiziario ricostruito è stato contestato all’indagato il reato di frode fiscale (art. 3 del D.Lgs. n. 74/2000), per aver compiuto operazioni simulate soggettivamente, consistite nel frapporre entità giuridiche di varia natura tra la sua persona e i beni immobili a sé riconducibili e comunque avvalendosi di altri mezzi fraudolenti, idonei a indurre in errore l’Amministrazione finanziaria e a ostacolarne l’attività di accertamento, con particolare riferimento ai redditi rivenienti dalla propria attività di gestione immobiliare.

Dai redditi risultati non dichiarati discenderebbe un’IRPEF di un importo complessivo, quantificato dagli investigatori, di circa 6,6 milioni di euro, corrispondenti al profitto del delitto di frode fiscale contestato all’imprenditore.

Attraverso la minuziosa ricostruzione degli acquisti di strumenti finanziari effettuati nel periodo d’interesse si è pervenuti inoltre all’individuazione degli investimenti in attività finanziarie che l’imprenditore ha potuto effettuare grazie all’evasione fiscale ricostruita, con conseguente contestazione anche della condotta di autoriciclaggio.

È stato quantificato in circa 540 mila euro il profitto tratto da questo ulteriore reato, pari alle cedole, ai dividendi e ai capital gain percepiti sul portafoglio titoli formatosi con l’investimento dei proventi dell’evasione fiscale. Al riguardo, la Procura della Repubblica di Torino ha disposto, con tre distinti decreti d’urgenza, il sequestro preventivo dei profitti della frode fiscale accertata e ha ottenuto l’adozione di un analogo provvedimento da parte del competente Giudice per le Indagini Preliminari in ordine ai proventi delle descritte condotte di autoriciclaggio.

Sono quindi state sottoposte a vincolo, complessivamente, disponibilità finanziarie dell’indagato per oltre 7 milioni di euro, corrispondenti all’intero importo da sequestrare.

L’utilizzo in ambito fiscale dei dati e degli elementi acquisiti nel corso delle indagini di polizia giudiziaria, previa autorizzazione del Pubblico Ministero procedente, ha infine consentito ai militari operanti di constatare la correlativa “materia imponibile” che sarebbe stata sottratta all’imposizione dall’indagato nel periodo 2019 – 2022, segnalando, tra l’altro, ai competenti Uffici finanziari una base imponibile evasa ai fini IRPEF di oltre 21,5 milioni di euro (a fronte di un volume di canoni di locazione ricostruito di circa 41,7 milioni di euro), una base imponibile evasa ai fini IRAP di circa 14,6 milioni di euro e l’omesso versamento dell’imposta di registro per oltre 572 mila euro.

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