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Ad Asti è guerra alla fauna urbana: via al contenimento di piccioni, cinghiali, caprioli e nutrie

Scattano i piani di abbattimento della Provincia: tra polemiche, corsi di formazione e cifre record di animali selvatici

Gabriele Farina

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ASTI – In provincia di Asti è ufficialmente scattata l’operazione di contenimento della fauna selvatica e urbana. Non si tratta solo di autorizzare l’abbattimento dei piccioni, ma di un piano strutturato che coinvolge anche cinghiali, caprioli, corvidi, minilepri e nutrie. L’obiettivo: ridurre l’impatto ambientale e igienico-sanitario causato dall’eccessiva proliferazione di alcune specie.

Piccioni in città: gabbie e polemiche

Il fronte più caldo resta quello dei piccioni, in particolare nei centri urbani. “Nei punti strategici a maggiore concentrazione verranno installate gabbie di cattura”, spiega Davide Migliasso, consigliere provinciale con delega alla caccia. Nei centri abitati, infatti, non sarà consentito l’abbattimento con armi da fuoco, ma fuori dai perimetri urbani potranno intervenire le guardie faunistiche e i privati in possesso del porto d’armi e del patentino per il contenimento, previa frequenza di un corso formativo gestito dalla Provincia.

I numeri parlano chiaro: il censimento provinciale ha registrato densità sorprendenti. Ad Asti si contano 14 mila piccioni per chilometro quadrato. Segue Castelnuovo Don Bosco con 10 mila, Isola d’Asti con 3 mila e Nizza Monferrato con 1.900. Anche piccoli centri come Bubbio e Monastero Bormida presentano concentrazioni significative (rispettivamente 1.844 e 1.500 piccioni/kmq), mentre zone più elevate della Langa Astigiana, come Vesime e Cessole, sembrano restare fuori dal fenomeno.

Ma la questione non è solo tecnica. Sul tema è scoppiata una polemica che da ambientalista si è rapidamente trasformata in politica. Maria Ferlisi, capogruppo Pd in Consiglio comunale ad Asti, aveva presentato un’interpellanza per richiedere interventi di contenimento. “È un problema concreto di igiene pubblica”, ha dichiarato, respingendo le critiche dell’associazione ambientalista SEqus, che aveva bollato l’iniziativa come “pura ideologia” e irrilevante rispetto ai reali problemi ambientali della città. “In una città inquinata come Asti – avevano commentato gli attivisti – il guano dei piccioni è l’ultimo dei problemi”.

Non solo piccioni: 7.899 cinghiali da contenere

L’azione della Provincia, però, non si limita agli uccelli. Il censimento del settore caccia ha registrato una forte presenza anche di altre specie selvatiche: 7.899 cinghiali e 568 caprioli, oltre a migliaia di corvidi, minilepri e nutrie. Per tutte queste specie sono già partiti i piani di abbattimento.

Anche in questo caso è necessario possedere i requisiti: porto d’armi, corso di formazione specifico e autorizzazione al contenimento. Per le nutrie, ad esempio, sono già iniziate le serate di approfondimento per ottenere il permesso di intervento.

La nutria – spesso confusa con un grosso topo – è in realtà un animale originario del Sud America, introdotto in Italia per l’industria delle pellicce. Con la chiusura degli allevamenti, gli esemplari sfuggiti alla cattività si sono riprodotti liberamente, colonizzando argini, canali e campagne, dove spesso compromettono l’ecosistema e le infrastrutture idrauliche.

Tra prevenzione e gestione

Il dibattito resta acceso tra chi invoca il rispetto della biodiversità e chi invece sottolinea la necessità di una gestione più attiva per limitare i danni alla salute pubblica e all’ambiente agricolo.

La Provincia, da parte sua, difende il piano come misura necessaria e regolamentata, aperta solo a chi dimostri competenza e responsabilità. “Non si tratta di caccia libera – ribadisce Migliasso – ma di un contenimento controllato e autorizzato, fondamentale per l’equilibrio del territorio”.

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1 Commento

1 Commento

  1. Ardmando

    8 Agosto 2025 at 17:19

    Molto bene. Occorre ridurre DRASTICAMENTE il numero di questi parassiti.

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