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Mensa scolastica a Biella, polemica sulla linea dura: «I maestri non sono poliziotti»

A Biella scoppia la polemica sulla mensa scolastica: il Comune chiede ai docenti di controllare gli alunni non iscritti.

Luca Vercellin

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BIELLA – Il Comune di Biella ha deciso di adottare una linea dura per il recupero dei crediti legati alla mensa scolastica, che ammontano a circa 70mila euro. Chi non è in regola con i pagamenti non potrà più usufruire del servizio. Una scelta che, già nelle scorse settimane, aveva sollevato forti critiche perché di fatto penalizza i bambini per il comportamento dei genitori.

La lettera alle scuole

Nei giorni scorsi è arrivata ai dirigenti scolastici una nuova comunicazione che ha fatto discutere ancora di più. In sostanza, il Comune chiede la collaborazione attiva del personale docente e non docente per monitorare gli alunni non iscritti al servizio mensa.

«È essenziale – si legge nella missiva – che le famiglie dei bambini non iscritti siano avvertite dell’obbligo di prenderli a scuola per la pausa pranzo. Tale dato sarà comunicato giornalmente dal gestore del servizio a tutti gli istituti».

Il Comune precisa inoltre che non può intervenire direttamente in ogni plesso, motivo per cui chiede agli insegnanti e ai collaboratori scolastici di farsi carico della segnalazione.

La reazione del mondo della scuola

La richiesta non è stata accolta positivamente. Molti insegnanti si sono detti contrari a trasformarsi in “controllori”delle famiglie, sottolineando che il loro ruolo è educativo, non amministrativo.

Tra le voci critiche c’è quella di Roberta Cimma, docente ed esponente di Alleanza Verdi-Sinistra Biella:

«La scuola non può essere assimilata a un ente di controllo. Il diritto allo studio e alla mensa scolastica deve essere tutelato. Trasformare docenti e collaboratori in poliziotti rischia di compromettere il rapporto di fiducia con le famiglie».

Questione sociale ed equità

Il Comune ha giustificato la scelta parlando di equità verso la cittadinanza: le somme non pagate ricadrebbero infatti sulla collettività. Ma Cimma contesta anche questo punto:

«È difficile stabilire con certezza che gli insoluti non siano legati a difficoltà economiche. Sappiamo che molte famiglie in difficoltà non accedono ai servizi sociali. Prima di scaricare il problema sulle scuole, l’amministrazione dovrebbe dialogare con gli istituti e attivare progetti di sostegno concreto».

E conclude con una stoccata:

«Se l’amministrazione vuole controllare le mense, mandi i suoi assessori nei plessi. Troppo comodo farsi vedere solo in campagna elettorale».

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