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Il “sogno” incompiuto sulla collina: la storia del santuario mai terminato

Progettato per superare la Mole Antonelliana

Alessia Serlenga

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TORINO – Chiunque abbia alzato lo sguardo verso la collina, almeno una volta, si sarà chiesto cosa fosse quell’enigmatico edificio ottagonale in mattoni e vetro. Non è un castello né una fortezza: è un santuario che non ha mai visto il suo compimento.

La sua storia inizia alla fine dell’Ottocento, quando il canonico Giuseppe Ortalda immaginò un’opera grandiosa: un tempio dedicato a San Giuseppe, che avrebbe dovuto svettare oltre la Mole Antonelliana, simbolo per eccellenza dell’ambizione architettonica piemontese.

A progettare il santuario fu l’architetto Giuseppe Bertinaria, che si ispirò alla splendida Basilica di San Gaudenzio di Novara. I lavori iniziarono nel 1875, carichi di entusiasmo e aspettative. Ma il destino fu crudele: nel giro di pochi anni, sia Ortalda che Bertinaria morirono e i fondi si esaurirono. La costruzione si fermò dopo aver raggiunto appena un quinto dell’altezza prevista.
Per decenni, l’edificio rimase un’opera sospesa nel tempo, un colosso mai nato. Solo negli anni Sessanta fu recuperato grazie all’intervento degli architetti Roggero e Jorio, che lo trasformarono in una casa di riposo, funzione che svolge ancora oggi.

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1 Commento

1 Commento

  1. Marisa Cinquini Rivetti

    16 Settembre 2025 at 9:17

    Un errore. La trasformazione degli anni sessanta del secolo scorso è stata condotta dagli architetti Mario Federico Roggero ( non Ruggiero) e Piercarlo Jorio ( assistente di cantiere il giovane arch. Luciano Rivetti)

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