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Calcio giovanile, rissa dopo Novese–Acqui: colpito un 15enne da un genitore. Le società condannano la violenza

La Novese ha accolto le scuse del responsabile tecnico dell’Acqui, Federico Rovera, ma chiede ora un intervento deciso da parte della Federazione

Gabriele Farina

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ACQUI TERME – Doveva essere una normale partita di calcio giovanile, si è trasformata invece in un episodio di violenza che nulla ha a che fare con lo sport. La gara di sabato tra le squadre Allievi 2010 di Novese e Acqui Calcio, disputata ad Acqui Terme è finita con una maxi rissa dentro e fuori dal campo.

A denunciare l’accaduto è stata nelle scorse ore l’Asd Novese Calcio, che aveva vinto l’incontro per 2-0. In una nota ufficiale la società racconta come, al termine della partita, una parte della tifoseria di casa sia entrata in campo dando origine a momenti di forte tensione. «La giornata di sport si è poi trasformata in una oscena e quantomeno rammaricante entrata in campo di una parte di tifoseria acquese – scrive la Novese – fra cui segnaliamo un genitore che ha colpito un nostro ragazzo con un calcio sull’addome».

La situazione sarebbe poi degenerata ulteriormente all’esterno degli spogliatoi. «Condanniamo la violenza subita dai nostri ragazzi, dalle famiglie e dallo staff tecnico – prosegue la società – che all’uscita dagli spogliatoi hanno nuovamente subito una seconda aggressione, terminata solo all’arrivo delle forze dell’ordine, con il conseguente dileguarsi dei responsabili».

La Novese ha comunque accolto le scuse del responsabile tecnico dell’Acqui, Federico Rovera, ma chiede ora un intervento deciso da parte della Federazione, almeno per quanto accaduto sul terreno di gioco. «Crediamo fermamente che soggetti tanto violenti ed in evidente difficoltà comportamentale vadano allontanati dalle aggregazioni, non solo sportive. I nostri ragazzi sono il futuro: si vergogni chi non è in grado di proteggerli», conclude la nota.

La posizione dei padroni di casa

Sull’episodio è intervenuta anche l’Acqui F.C., che ha espresso «massima solidarietà alla Novese» e ha definito l’accaduto «deprecabile», senza cercare attenuanti. «Il nostro impegno quotidiano consiste soprattutto nel promuovere e trasmettere valori che sono ben più importanti dei meri risultati sportivi», scrive la società, sottolineando come episodi simili non rappresentino il lavoro svolto con passione e sacrificio all’interno del club.

L’Acqui, però, punta il dito contro comportamenti individuali esterni alla società: «Tante società sono ostaggio di qualche spettatore che ciclicamente, con i propri comportamenti, oltre a rovinare una giornata di sport, tende a ledere anche l’immagine della società ospitante». Pur riconoscendo le proprie responsabilità quando coinvolti sono tesserati, il club evidenzia la difficoltà di controllare persone che non ricoprono alcun ruolo ufficiale, ma che finiscono comunque per ricadere sotto la cosiddetta “responsabilità oggettiva”.

Un episodio grave che riaccende i riflettori sul tema della sicurezza e del rispetto nel calcio giovanile, dove a scendere in campo dovrebbero essere prima di tutto educazione e tutela dei ragazzi.

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