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Nel blu dipinti di rosso. Cantacronache, una storia che bisogna conoscere

Il film di Stefano Di Polito che racconta la storia di Cantacronache

Gabriele Farina

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TORINO – Ci sono storie che è necessario conoscere perchè hanno segnato profondamente nel bene il nostro Paese, perchè possono essere una spinta per le nuove generazioni, perchè donano cultura e speranza, perchè fanno bene. Una di queste è la storia di Cantacronache, il collettivo di autori e musicisti torinesi che a partire dal 1958 creò un movimento che risultò poi essere l’antesignano dei cantautori italiani.

La racconta meritevolmente Stefano Di Polito con un film, Nel blu dipinti di rosso, che sta avendo un successo sorprendente per un film totalmente indipendente. Selezionato in concorso all’ultimo Torino Film Festival, Nel blu dipinto di rosso sta inanellando una serie di sale piene in tutta Torino ed ora è pronto a mostrarsi anche nel resto d’Italia, per raccontare una storia che è molto torinese (“Cantacronache non poteva che nascere qui”, dice Di Polito) ma che ha coinvolto e coinvolge tutta l’Italia.

Cantacronache in breve

Ma cos’è stato Cantacronache? E’ stato un collettivo di musicisti, letterati, poeti, nato a Torino nel 1957 con l’obiettivo dichiarato di scrivere canzoni che si discostassero nettamente dalla canzone all’italiana di Sanremo. Le canzoni di Cantacronache sono canzoni sociali e politiche, parlano di rifiuto della guerra, parlano di lavoro, parlano di proteste operaie, parlano di notizie di cronaca per denunciare errori ed orrori della società e della politica.

Sergio Liberovici, Michele Straniero, Fausto Amodei, Emilio Jona. E poi Margot, Giorgio De Maria e le collaborazioni con Italo Calvino. Un gruppo di intellettuali che con passione e convinzione portò avanti un lavoro di altissimo livello culturale e sociale, misteriosamente (o forse nemmeno tanto) dimenticato negli anni.

Nel blu dipinti di rosso

Ed ecco perchè il film di Stefano Di Polito deve essere visto e raccontato. Perchè la vicenda di Cantacronache non rimanga nel ricordo di pochi salotti intellettuali ma torni ad essere patrimonio di tutti, dei circoli operai (per esempio) dove Liberovici, Straniero e i loro colleghi portarono le loro canzoni.

Di Polito ha incontrato Fausto Amodei (scomparso dopo la conclusione del film) e Emilio Jona e sono loro a raccontare i progetti, le emozioni, le senzazioni e gli obiettivi di quegli anni e di quel progetto. Jona, oggi novantottenne, analizza con dovizia da storico i brani di Cantacronache, fa emergere parallelismi e discendenze, spiega la genesi dei brani, mostra manoscritti e correzioni. Un lavoro splendido, da cui emerge la passione del tempo che pare non essersi sopita oltre 60 anni dopo. Vedere Jona che mostra i testi manoscritti da Calvino è uno spettacolo da non perdere.

Nel blu dipinti di rosso ci riporta all’Italia di quegli anni, alle sue contraddizioni, e mostra con sorprendente lucidità come molte di quelle non siano ancora risolte e quanto siano tragicamente attuali molti dei brani di Cantacronache.

Ma è estremamente interessante anche la seconda parte del lavoro di Di Polito, che racconta il lavoro di ricerca e recupero dei canti di protesta degli operai e delle mondine fatto dagli stessi Cantacronache. Un lavoro di grande importanza storica e sociale (ma anche culturale) di cui dobbiamo rendere merito ad un gruppo di persone, di intellettuali, di artisti, convinti che la musica debba essere (anche) impegno sociale, che debba servire a raccontare, far comprendere, sollevare coscienze, in breve: a migliorare il mondo.

Le prossime occasioni per vedere Nel blu dipinti di rosso:
23 gennaio, ore 18.00, Teatro Monterosa, Torino.
25 gennaio, ore 18.30 Cinema Esedra, Torino.

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