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LavoroTorino

La redazione de La Stampa alza il muro: “Nessuna cambiale in bianco a chi compra”

L’Assemblea conferma al Comitato di redazione lo stato di agitazione e il pacchetto di cinque giorni di sciopero già votato nelle scorse settimane

Gabriele Farina

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TORINO – La redazione de La Stampa non è disposta a restare spettatrice silenziosa in una delle fasi più delicate della storia del quotidiano. Con un comunicato netto, l’Assemblea delle giornaliste e dei giornalisti mette in chiaro una linea che suona come un avvertimento: nessuna fiducia preventiva, nessuna delega in bianco a eventuali nuovi proprietari, in un contesto definito di “grande opacità” sulla vendita della testata.

Al centro della presa di posizione c’è la trattativa esclusiva avviata da Gedi con Sae per la cessione del giornale. Un passaggio industriale che, per la redazione, avviene però senza elementi essenziali di trasparenza: non sono noti i conti reali del quotidiano né i bilanci effettivi determinati dall’attuale proprietà. Un vuoto informativo che, secondo i giornalisti, rende impossibile qualsiasi valutazione sul futuro.

Le condizioni poste alla nuova proprietà

Il messaggio dell’Assemblea è strutturato come una piattaforma di richieste precise, che riguardano sia il piano occupazionale sia la linea editoriale e industriale.

Sul fronte del lavoro, la redazione chiede garanzie scritte su tre punti considerati non negoziabili:

  • nessun ricorso alla cassa integrazione;
  • pieno rispetto di tutti gli accordi aziendali in essere;
  • nessuna chiusura di redazioni.

Non si tratta solo di tutela dei posti di lavoro, ma anche della tenuta del presidio informativo sul territorio, elemento identitario per un quotidiano con una lunga storia radicata nel Nord-Ovest ma con ambizioni nazionali.

Serve un piano, non promesse

Accanto alle garanzie occupazionali, i giornalisti chiedono alla potenziale nuova proprietà di presentare un progetto finanziario solido, capace di coprire sia la fase iniziale post-acquisizione sia lo sviluppo nel medio-lungo periodo. Il nodo, in sostanza, è la sostenibilità: non un’operazione tampone, ma un investimento strutturato.

La redazione indica anche le direttrici su cui dovrebbe muoversi il rilancio: carta, digitale ed eventi. Tre pilastri che riflettono l’evoluzione del modello di business dell’editoria, ma con una condizione chiave: una chiara distinzione tra contenuti giornalistici e pubblicità. È un passaggio che richiama direttamente il tema dell’indipendenza, indicata come valore storico e non negoziabile della testata.

L’incognita sulla compagine societaria

Tra le criticità segnalate c’è anche la mancanza di chiarezza sulla composizione societaria con cui Sae intende rilevare La Stampa. Al momento, sottolinea il comunicato, questo elemento non è stato comunicato. Un dettaglio che per la redazione non è affatto secondario: conoscere chi c’è dietro l’operazione significa poter valutare solidità finanziaria, interessi in campo e possibili conflitti.

Accesso ai conti e tutela legale

Un’altra richiesta centrale riguarda l’accesso ai dati di bilancio degli ultimi anni del quotidiano, quelli che emergeranno dalla due diligence. La redazione chiede di esserne messa a conoscenza, segno di una volontà di controllo diretto su numeri che spesso restano confinati nelle stanze dell’azionista.

Per affrontare questa fase, l’Assemblea ha deciso di rivolgersi a uno studio legale specializzato, scelta che alza il livello dello scontro e segnala la volontà di muoversi su un terreno formale, oltre che sindacale.

Stato di agitazione confermato

La mobilitazione resta attiva. L’Assemblea conferma al Comitato di redazione lo stato di agitazione e il pacchetto di cinque giorni di sciopero già votato nelle scorse settimane. Un’arma che rimane sul tavolo, pronta a essere utilizzata se le risposte non arriveranno o non saranno ritenute sufficienti.

Più che un semplice comunicato sindacale, quello della redazione de La Stampa è un atto politico e professionale insieme: la rivendicazione del diritto di chi fa il giornale a conoscere, vigilare e incidere sul destino della propria testata. In gioco non c’è solo un passaggio di proprietà, ma l’equilibrio tra sostenibilità economica, diritti del lavoro e indipendenza dell’informazione.

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