Seguici su

EconomiaPiemonte

Export, il Piemonte tiene la rotta: 3 imprese su 5 lavorano con l’estero

Agroalimentare, chimica e trasporti trainano la crescita. Francia, Germania e USA restano centrali, ma avanzano Medio Oriente e Asia

Gabriele Farina

Pubblicato

il

TORINO – In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, protezionismo strisciante e mercati instabili, il sistema produttivo piemontese mostra una sorprendente capacità di tenuta — e in molti casi di crescita — sui mercati internazionali. Nel 2025 tre imprese su cinque del sistema Confindustria Piemonte hanno rapporti abituali con l’estero e, tra queste, il 40% registra un aumento dell’export, mentre un ulteriore 35,5% mantiene risultati stabili.

Sono i numeri chiave che emergono dalla seconda edizione del Rapporto Internazionalizzazione di Confindustria Piemonte, realizzato con il contributo di UniCredit e presentato alla UniCredit University di Torino.

I settori che corrono

A fare da locomotiva sono soprattutto comparti ad alto valore aggiunto e forte specializzazione:

  • Alimentare: +63,6% di imprese con export in crescita

  • Chimica: +58,6%

  • Trasporti: +57,1%

  • Legno: +50%

Segnali di vitalità che confermano come qualità, innovazione e filiere strutturate restino i pilastri della competitività piemontese.

«Il Piemonte esprime da sempre un tessuto industriale solido, fondato su investimenti in ricerca, sviluppo e qualità», sottolineano Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, e Alessandro Battaglia, presidente della Commissione Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti. La chiave, spiegano, è una strategia di sistema che unisca politica industriale, innovazione e intelligenza artificiale, in collaborazione tra pubblico e privato.

Dove vendono le imprese piemontesi

I mercati di riferimento restano quelli tradizionali europei e nordamericani:

  • Francia

  • Germania

  • Stati Uniti

Subito dietro: Spagna, Regno Unito, Svizzera e Polonia. Ma cresce l’attenzione verso aree extra-Ue ad alto potenziale come Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, India, Giappone, Canada e Cina.

Una diversificazione che non è casuale, ma risposta diretta all’instabilità internazionale.

L’export come leva strategica nazionale

Il tema della sicurezza economica è stato centrale anche nell’intervento di Barbara Cimmino, vicepresidente per l’Internazionalizzazione di Confindustria:

«L’export ha un potenziale ancora inespresso. Possiamo coglierlo solo con accordi commerciali ambiziosi e strumenti adeguati».

In questo quadro, viene definito strategico l’accordo Ue–Mercosur, capace di aprire un mercato da oltre 700 milioni di consumatori e ridurre dazi oggi penalizzanti per le imprese italiane. Analogamente cruciali i negoziati con India, Indonesia e Australia.

Sul fronte degli strumenti, un ruolo chiave è attribuito al Fondo 394 SIMEST e alla piattaforma Expand di Confindustria, che individua 87 miliardi di potenziale export immediatamente realizzabile.

Il profilo delle imprese coinvolte

Il rapporto si basa su 1.212 risposte, pari a circa il 20% delle aziende associate, più del doppio rispetto al 2023.

Distribuzione territoriale del campione:

  • Torino: 20%

  • Alessandria, Biella, Novara-Vercelli-Valsesia: 16%

  • Canavese: 13%

  • Cuneo: 10%

  • VCO: 7%

  • Asti: 2%

Per filiera, domina il metalmeccanico (26,6%), seguito da tessile/abbigliamento (9,3%), edilizia-impiantistica (8,5%), servizi e manifatture varie.

Colpisce un dato: il 93% esporta senza intermediari, ma la presenza strutturata all’estero è ancora limitata:

  • 36% ha uffici di rappresentanza

  • 31,7% sedi produttive

  • 21,8% filiali o negozi diretti

Chi fatica di più

Le maggiori difficoltà si registrano nei settori:

  • Minerali non metalliferi (33,3%)

  • Gomma/plastica (31,4%)

  • Tessile/abbigliamento (31,3%)

  • Manifatture varie (29,3%)

Anche qui però emerge un cambio di mentalità: meno modelli rigidi, più flessibilità, gestione del rischio e ricerca di nuovi mercati.

Cosa chiedono le imprese

Le aziende mostrano una preferenza netta per servizi operativi e concreti:

  • Ricerca controparti estere: 60,5%

  • Incontri B2B: 42,8%

  • Consulenze tecniche: 29,5%

  • Missioni commerciali: 25,6%

Tra gli strumenti più usati: bandi SIMEST (32,4%), formazione, sistema camerale, misure SACE, credito d’imposta e PNRR.

Il ruolo della finanza per l’export

«Il Piemonte rappresenta circa l’8% del portafoglio SIMEST, con quasi 1.000 operazioni per oltre 450 milioni», evidenzia l’AD Regina Corradini D’Arienzo, che sottolinea il supporto anche alle PMI e alle imprese non ancora internazionalizzate.

Sulla stessa linea UniCredit, con la regional manager Paola Garibotti:

«L’export è parte dell’identità industriale del Piemonte e una leva strategica di competitività».

Meno promozione, più struttura

Il dato forse più significativo è il cambio di paradigma:
dalla promozione alla strutturazione. Le imprese si orientano sempre più verso competenze, strumenti finanziari e presidi stabili sui mercati esteri, segno di una maturità crescente.

In un mondo instabile, il messaggio che arriva dal Piemonte è chiaro: l’internazionalizzazione non è più un’opzione, ma un’infrastruttura strategica della competitività industriale.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Iscriviti al canale Quotidiano Piemontese su WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

E tu cosa ne pensi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *