EconomiaTorino
Torino rivede le regole del commercio: più sostegno ai negozi di vicinato e contrasto alla desertificazione commerciale
La revisione dei criteri urbanistici si fonda su un lavoro di ricerca specialistica affidato al Politecnico di Milano
TORINO – La Giunta comunale di Torino ha approvato una revisione dei criteri urbanistici che regolano il commercio in città, in linea con gli indirizzi regionali e nazionali e in vista del nuovo Piano Regolatore Generale, ancora in fase di definizione. L’obiettivo principale è rafforzare il commercio di prossimità, sostenere i negozi di quartiere e prevenire la cosiddetta “desertificazione commerciale”, fenomeno che negli ultimi anni ha colpito molte vie cittadine.
“Con questa revisione – spiega l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino – Torino mette ordine nelle regole del commercio per renderle più aderenti alla realtà dei quartieri e ai bisogni quotidiani delle persone. Vogliamo sostenere le attività di vicinato, evitare squilibri legati a una crescita non governata delle medie strutture di vendita e favorire una distribuzione equilibrata dei servizi sul territorio. Il commercio è un presidio sociale ed economico, tutela l’identità dei quartieri e può essere un motore di rigenerazione urbana, anche grazie a incentivi mirati.”
La revisione dei criteri urbanistici si fonda su un lavoro di ricerca specialistica affidato al Politecnico di Milano nell’ambito del progetto “Supporto specialistico per l’economia urbana di prossimità”, integrato dai dati della Camera di Commercio di Torino e dalle analisi della società TradeLab. L’indagine ha fornito un quadro aggiornato delle dinamiche commerciali e di prossimità, orientando le scelte normative.
Addensamenti commerciali e economia di prossimità
Uno dei punti chiave riguarda la revisione del sistema degli addensamenti commerciali, che determina la distribuzione delle attività sul territorio. La novità principale è l’estensione della lettura territoriale oltre i dati censuari: ora vengono considerati tutti gli esercizi di economia di prossimità, includendo non solo il commercio al dettaglio, ma anche le attività artigianali, la somministrazione di alimenti e bevande e servizi locali come formazione, sanità, sport e cultura. L’obiettivo è rendere più chiari i confini degli addensamenti e le regole applicabili.
Medie strutture di vendita: nuovi limiti e contributi compensativi
Per le medie strutture di vendita – esercizi tra 250 e 2.500 metri quadrati – la revisione introduce limiti più stringenti in alcune zone urbane, con l’obiettivo di evitare concentrazioni eccessive. In particolare, non saranno ammesse strutture tra 901 e 1.800 metri quadrati negli addensamenti A2 e A3, e quelle tra 1.801 e 2.500 metri quadrati negli addensamenti A3. Per queste strutture è previsto un contributo compensativo aggiuntivo, destinato a sostenere e riqualificare il tessuto commerciale esistente.
Valorizzazione dell’economia di prossimità
La delibera introduce una definizione urbanistica di “economia di prossimità”, riconosciuta come interesse pubblico, e consente di riservare nelle trasformazioni urbane una quota di spazi destinati a queste attività, fino a un massimo di 2.500 metri quadrati. Tra le attività considerate strategiche ci sono esercizi storici, mercati rionali, spazi ibridi e luoghi di aggregazione, con possibili incentivi per canoni calmierati o spazi a basso costo.
Coordinamento con il nuovo Piano Regolatore
Il concetto di prossimità si integra con il nuovo Piano Regolatore Generale, che struttura la città in quartieri e centralità locali come infrastruttura strategica. L’obiettivo è garantire una distribuzione equilibrata dei servizi e valorizzare le risorse identitarie dei quartieri.
Alcuni elementi della normativa vigente sono confermati, con aggiornamenti mirati: tra questi la soglia di 400 metri quadrati per l’esenzione dagli standard di servizi pubblici, agevolazioni per le medie strutture vicino alle stazioni ferroviarie e metropolitane e la tutela dei cinema e degli assi commerciali storici.
Il percorso ora proseguirà con l’esame del provvedimento nelle commissioni consiliari competenti e il successivo passaggio in Consiglio comunale, per arrivare all’approvazione definitiva e al coordinamento con il nuovo Piano Regolatore Generale.
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