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“Bonifici di sicurezza” da 24mila euro: anche a Torino arriva la truffa della finta banca
I tre indagati a capo della banda sono stati denunciati e tra loro anche un 24enne torinese, già con precedenti per truffa
TORINO – Aveva ramificazioni anche a Torino la banda specializzata nella truffa della “finta banca” smantellata dai carabinieri di Castellana Sicula, sotto il coordinamento della Procura di Termini Imerese. Un sistema organizzato su tre basi operative – tra Villabate (Palermo), Pozzuoli (Napoli) e il capoluogo piemontese – che agiva in modo coordinato per sottrarre denaro ai correntisti.
Tre centrali collegate tra loro
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sodalizio criminale era strutturato con ruoli ben definiti: uno dei componenti gestiva i conti correnti utilizzati per ricevere le somme sottratte, un secondo metteva a disposizione strumenti finanziari aggiuntivi per canalizzare il denaro e un terzo curava il rapido smistamento delle somme verso ulteriori rapporti bancari, così da ostacolarne la tracciabilità.
Le tre centrali operative, pur distinte, erano in costante collegamento tra loro, pronte a supportarsi in caso di necessità. Attualmente, tutti e tre gli indagati sono stati denunciati e tra loro anche un 24enne torinese, già con precedenti per truffa.
Il raggiro da 24mila euro
Le indagini sono scattate il 12 febbraio, dopo la denuncia di una donna siciliana alla quale erano stati sottratti 24mila euro.
La vittima aveva ricevuto un messaggio apparentemente proveniente dal proprio istituto di credito, con l’avviso di un’operazione sospetta e l’invito a contattare un numero telefonico. Alla chiamata era seguita la telefonata di un sedicente operatore bancario che, con tono rassicurante ma incalzante, aveva parlato di un’emergenza immediata sul conto.
Alla donna era stato quindi chiesto di effettuare una serie di bonifici “di sicurezza”, che in realtà finivano sui conti riconducibili alla rete criminale.
Nel corso delle perquisizioni i carabinieri hanno sequestrato carte di pagamento, documentazione bancaria e altro materiale utile alle indagini. Gli accertamenti proseguono per verificare eventuali ulteriori episodi riconducibili allo stesso gruppo.
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