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Mondovì, sfratto imminente per una coppia di coniugi: “Ignorati dalle istituzioni, rischiamo di finire in strada”
Senza familiari in grado di accoglierli e senza risorse economiche, il rischio concreto è quello di finire in strada nel giro di poco tempo
CUNEO – A Mondovì, nel cuore della provincia di Cuneo, c’è una storia che racconta con crudezza il lato più fragile della crisi economica e sociale. È quella di Marcello, 64 anni, e Alessandra, 60, marito e moglie, oggi a un passo dallo sfratto senza avere un’alternativa.
Il 7 aprile 2026 per loro è arrivato un atto di precetto: devono lasciare l’abitazione in cui vivono. Da quel momento, raccontano, la loro esistenza è sospesa, “sotto una spada di Damocle”, in attesa dell’arrivo dell’ufficiale giudiziario. “Non è più vita”, spiegano, con la consapevolezza concreta di poter perdere tutto nel giro di pochi giorni.
Una crisi iniziata con la pandemia
La loro vicenda affonda le radici nel 2018, quando decidono di investire i risparmi di una vita e un’eredità familiare per aprire un bar con tavola calda. Un progetto costruito con anni di lavoro alle spalle, interrotto bruscamente dopo appena sei mesi dall’arrivo della pandemia di COVID-19.
“L’attività funzionava, avevamo buone recensioni, soprattutto dai clienti di passaggio. Ma non è bastato”, raccontano. Le chiusure e le restrizioni hanno segnato il destino dell’impresa: nel giro di poco tempo hanno perso tutto. La casa di proprietà, le automobili, il locale ceduto a un prezzo irrisorio. Da lì, una lenta discesa.
Risparmi finiti, salute compromessa
Negli anni successivi hanno vissuto in affitto, utilizzando le ultime risorse disponibili, oggi esaurite. A rendere la situazione ancora più critica, le condizioni di salute: Marcello è diabetico, Alessandra è cardiopatica dopo un infarto. “Ci curiamo in modo insufficiente perché non possiamo permettercelo”, spiegano.
Il rischio, ora, non è solo quello di perdere un tetto, ma anche di rimanere senza accesso adeguato alle cure.
“Abbiamo chiesto aiuto ovunque”
La coppia sottolinea di non essere rimasta immobile. Negli ultimi mesi ha attivato ogni canale possibile:
- Domanda ai servizi sociali del Comune di Mondovì, respinta perché non rientrano nei criteri di emergenza abitativa.
- Richiesta di supporto alla Caritas locale, senza esiti concreti.
- Contatto con il patronato ACLI, anch’esso senza risultati.
- Iscrizione al Centro per l’impiego e invio quotidiano di curriculum: nessuna risposta.
“Alla nostra età nessuno ci richiama”, spiegano, evidenziando una difficoltà sempre più diffusa per chi cerca lavoro dopo i 60 anni.
Anche i tentativi istituzionali non hanno portato soluzioni. Dopo aver scritto al Prefetto di Cuneo, la risposta ricevuta è stata che il caso non rientra nelle competenze della Prefettura, pur con un interessamento verso il Comune. Dal Municipio è arrivata una comunicazione altrettanto netta: nessun alloggio disponibile e graduatorie già esaurite per il 2026.
Un appello pubblico
Marcello e Alessandra non nascondono l’amarezza, ma tengono a precisare: “Non chiediamo assistenzialismo”. Rivendicano invece il diritto a una vita dignitosa, a un lavoro e a una casa, principi sanciti dalla Costituzione italiana.
Senza familiari in grado di accoglierli e senza risorse economiche, il rischio concreto è quello di finire in strada nel giro di poco tempo.
Per questo hanno deciso di rivolgersi a Quotidiano Piemontese, nella speranza che la loro storia non cada nell’indifferenza e possa smuovere qualcosa, a livello istituzionale o nella rete di solidarietà del territorio.
“Vogliamo solo tornare a vivere in maniera decorosa”, dicono, rendendosi disponibili a fornire tutta la documentazione e a raccontare pubblicamente la loro vicenda.
Un appello che, oggi, risuona come una richiesta urgente di ascolto e di risposte.
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