CronacaTorino
Sulla morte del pentito Bernardo Pace alle Vallette: l’ipotesi di istigazione al suicidio
Allontanata al momento l’ipotesi di un’aggressione fisica all’interno della cella, ma nessuna pista viene trascurata
TORINO – Nessuna aggressione fisica deliberata, ma un’ipotesi di reato ben precisa che contempla l’istigazione al suicidio. Sono queste le ultime novità investigative che filtrano dalla Procura di Torino in merito al decesso di Bernardo Pace, il detenuto e neo-collaboratore di giustizia di 62 anni, trovato senza vita lo scorso 16 marzo all’interno del carcere Lorusso e Cutugno.
Gli inquirenti stanno ricostruendo gli ultimi istanti di vita dell’uomo, concentrandosi sulle tempistiche del gesto e sui primissimi riscontri medico-legali.
Nessun segno di colluttazione
I primi accertamenti effettuati dal medico legale sul corpo del detenuto non hanno riscontrato ecchimosi, lesioni da difesa o tracce di violenza, allontanando per il momento l’ipotesi di un’aggressione fisica all’interno della cella.
Tuttavia, considerata la delicatezza del profilo, la Procura non tralascia alcuna pista e il fascicolo per istigazione al suicidio (un reato che punisce con la reclusione da 5 a 12 anni chiunque “determina o rafforza” l’intenzione suicidaria di un’altra persona) rimane aperto in attesa di riscontri scientifici.
Prima di trarre le conclusioni definitive, i magistrati attendono infatti l’esito finale dell’autopsia e i risultati dei test tossicologici.
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