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Corteo del Primo Maggio a Torino: i sostenitori di Askatasuna in piazza contro le guerre e lo sgombero

Dichiarata l’intenzione di trasformare il corteo in un’occasione per ribadire la propria presenza sul territorio, sottolineando la volontà di “riconquistare” gli spazi

Chiara Scerba

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TORINO – In vista del tradizionale corteo per la Festa dei Lavoratori, i comitati e i gruppi a sostegno dell’ex centro sociale Askatasuna annunciano la loro mobilitazione. L’appuntamento è fissato per la mattina del 1° maggio alle ore 9:00 in Piazza Vittorio Veneto, dove i manifestanti si riuniranno in uno “spezzone sociale” che sfilerà dietro lo striscione e lo slogan “Torino Partigiana”.

Nelle ultime ore, il movimento ha delineato le motivazioni della protesta, che uniscono tematiche di geopolitica internazionale, critiche all’economia locale e una ferma reazione ai recenti provvedimenti giudiziari e di ordine pubblico che hanno interessato lo stabile di Corso Regina Margherita.

La critica all’economia bellica e alle istituzioni locali

Il fulcro della mobilitazione, riassunto nello slogan “La loro guerra non la paghiamo”, è la netta opposizione ai conflitti globali in corso. I manifestanti denunciano le ricadute economiche della guerra sulle fasce più deboli, puntando il dito contro l’inflazione, il caro bollette e la gestione dell’attuale crisi che, a loro avviso, i governi europei non stanno affrontando adeguatamente.

Il documento contiene inoltre un duro attacco al sistema produttivo e istituzionale torinese e piemontese. Nel mirino degli attivisti finiscono la presenza dell’industria bellica sul territorio (con riferimenti diretti a Leonardo e al polo di Cameri per la produzione degli F35), le collaborazioni di ricerca del Politecnico di Torino e la gestione della città da parte di banche, fondazioni private e multiutility, accusate di anteporre i profitti alla tutela del bene collettivo e della sanità pubblica.

Askatasuna: “Lo sgombero è un attacco”

A infiammare ulteriormente il clima in vista del Primo Maggio è la situazione legata allo storico centro sociale. Nel manifesto, l’intervento delle forze dell’ordine e il conseguente sgombero di Askatasuna vengono definiti apertamente come “un attacco da parte del governo a una città che è resistenza”.

Gli attivisti lamentano la “militarizzazione” del quartiere Vanchiglia e l’attuale blindatura del palazzo. In risposta a queste azioni, il movimento dichiara l’intenzione di trasformare il corteo del 1° maggio in un’occasione per ribadire la propria presenza sul territorio, sottolineando la volontà di “riconquistare” gli spazi e contrastare attivamente le politiche governative.

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