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Mondovì si prepara al Giny Festival, ma scoppia la polemica: “Celebrare un superalcolico è un rischio per i giovani”
Sul festival che si terrà a Mondovì dal 3o maggio al 2 giugno 2026, ecco le motivazioni della preoccupazione circa la promozione di eventi simili
MONDOVÌ – Dal 30 maggio al 2 giugno 2026, Mondovì ospiterà un evento dedicato al mondo del gin, il distillato che negli ultimi anni sta vivendo un boom di popolarità in tutto il mondo. Il cuore storico della città, la suggestiva Piazza Maggiore, ospiterà la prima grande edizione del Giny, il “Festival italiano del gin e del ginepro”.
Un evento completamente gratuito che si preannuncia come un grande volano turistico e con un programma che prevede masterclass, degustazioni, incontri sulle botaniche del territorio cuneese, musica e un grande opening party (il 29 maggio) nei giardini del Museo della Stampa con il celebre duo Merk & Kremont.
Tuttavia, la decisione di dedicare un intero evento a una bevanda ad alta gradazione alcolica ha sollevato dubbi e non poche polemiche in ambito locale.
La lettera al Sindaco: “Un messaggio ambiguo e pericoloso”
A dare voce alle perplessità è un cittadino, che ha indirizzato una lunga e articolata lettera aperta al sindaco di Mondovì, Luca Robaldo.
Il cuore della critica non è di natura proibizionistica, ma etica e sociale. Si esprime profonda preoccupazione per il messaggio che un ente pubblico trasmette sostenendo un festival dedicato a bevande alcoliche, specialmente in concomitanza con la Festa della Repubblica. “Obietto sommessamente su come possa stridere, nei giorni di celebrazione dei 60 anni della nostra Repubblica, l’organizzazione di una manifestazione che esalta un qualunque superalcolico, mettendo a confronto con ciò i dettami della stessa Carta”, si legge nella lettera, con un richiamo diretto agli articoli 2 e 3 della Costituzione sulla tutela della salute e il sostegno alle fragilità.
I rischi per i giovani e i costi sociali dell’alcol
La preoccupazione maggiore del mittente riguarda i giovani. Il gin, ricorda l’autore della lettera, ha una gradazione alcolica compresa tra i 37,5° e i 50°. Trasformare il centro storico in una “fiera del gin” tra stand colorati, musica e influencer rischia di normalizzare e rendere ‘cool’ il consumo di bevande ad alta gradazione”, mascherando dietro la parola “sostenibilità” i reali pericoli legati al binge drinking adolescenziale.
A supporto della tesi, l’ex amministratore snocciola dati allarmanti sulla Sicurezza stradale, dove l’alcol rappresenta uno dei principali “killer stradali”, e i Costi sanitari, poiché le dipendenze costano allo Stato miliardi di euro all’anno.
La lettera si conclude con un appello accorato al primo cittadino: “Quale messaggio arriva ai genitori, agli insegnanti, alle associazioni sportive e ai giovani quando l’ente pubblico piazza al centro della città un evento il cui cuore è una bevanda ad alto contenuto alcolico?”.
Pur riconoscendo le positive ricadute economiche immediate per il turismo, il cittadino invita il Sindaco e l’Amministrazione a valutare formule alternative per promuovere le eccellenze del territorio senza dover necessariamente legare l’immagine della città a un superalcolico.
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