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Salute

Hantavirus sulla nave da crociera MV Hondius: cosa sappiamo del focolaio e quanto è pericoloso il virus

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, la sindrome cardiopolmonare da hantavirus può avere una mortalità compresa tra il 35% e il 40%

Gabriele Farina

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TORINO – Il focolaio di hantavirus registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius sta attirando l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali e degli esperti di malattie infettive. Il caso è considerato particolarmente insolito perché coinvolge un ambiente chiuso come una nave da crociera e potrebbe riguardare il virus Andes, uno dei pochi hantavirus associati a possibili contagi tra esseri umani.

Secondo le informazioni diffuse finora, diversi passeggeri hanno manifestato sintomi compatibili con l’infezione dopo il viaggio tra Sud America e Antartide. Tre persone sono morte e sono in corso verifiche epidemiologiche per capire se il contagio sia avvenuto durante le escursioni a terra oppure direttamente a bordo.

Cos’è l’hantavirus

L’hantavirus è un gruppo di virus trasmessi principalmente dai roditori. Il contagio all’uomo avviene di solito attraverso il contatto con urine, saliva o feci di animali infetti oppure tramite l’inalazione di particelle contaminate presenti nell’aria.

Gli hantavirus sono diffusi in diverse parti del mondo e provocano malattie differenti:

  • febbre emorragica con sindrome renale;
  • sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), molto più grave.

Il ceppo sospettato nel focolaio della MV Hondius sarebbe il virus Andes, diffuso in Sud America e noto perché, in casi rari, potrebbe trasmettersi da persona a persona.

Il caso della nave da crociera MV Hondius

La MV Hondius era partita da Ushuaia, in Argentina, per una crociera diretta verso l’Antartide e alcune isole dell’Atlantico meridionale. Durante il viaggio, alcuni passeggeri hanno sviluppato sintomi compatibili con l’hantavirus.

Le autorità sanitarie stanno cercando di ricostruire i movimenti dei viaggiatori e capire dove possa essere avvenuta l’esposizione al virus. Una delle ipotesi è che il contagio sia avvenuto durante le escursioni in aree naturali frequentate da roditori selvatici. Non viene però esclusa la possibilità di una trasmissione interumana, eventualità rara ma già osservata in passato con il virus Andes.

Gli esperti sottolineano comunque che il rischio per la popolazione generale resta basso e che al momento non esistono segnali di diffusione estesa, anche se la Svizzera ha confermato che un passeggero presente sulla nave è ora presente, con sintomi da hantavirus, sul proprio territorio.

Sintomi dell’hantavirus: come si manifesta

I sintomi iniziali dell’infezione da hantavirus possono sembrare simili a quelli di una forte influenza. Tra i più comuni:

  • febbre alta;
  • dolori muscolari;
  • mal di testa;
  • stanchezza intensa;
  • nausea e disturbi gastrointestinali.

Nelle forme più gravi, soprattutto quelle provocate dal virus Andes, la situazione può peggiorare rapidamente nel giro di pochi giorni con:

  • difficoltà respiratorie;
  • accumulo di liquidi nei polmoni;
  • insufficienza respiratoria;
  •  shock cardiovascolare.

È proprio questa evoluzione improvvisa a rendere l’hantavirus particolarmente pericoloso.

Quanto è mortale l’hantavirus

Uno degli aspetti che preoccupa maggiormente gli esperti è l’elevata mortalità delle forme polmonari di hantavirus.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, la sindrome cardiopolmonare da hantavirus può avere una mortalità compresa tra il 35% e il 40%. In pratica, più di un paziente su tre può non sopravvivere nei casi più gravi.

La mortalità dipende da diversi fattori:

  • rapidità della diagnosi;
  • tempestività delle cure intensive;
  • età e condizioni generali del paziente;
  • ceppo virale coinvolto.

Le forme europee dell’infezione sono generalmente meno letali rispetto a quelle diffuse nelle Americhe.

Esiste una cura per l’hantavirus?

Attualmente non esiste un antivirale specifico approvato contro l’hantavirus e soprattutto non esiste un vaccino. Le cure sono soprattutto di supporto e comprendono:

  • ossigenoterapia;
  • ventilazione assistita;
  • monitoraggio intensivo;
  • supporto cardiovascolare nei casi più critici.

Per questo motivo la diagnosi precoce è fondamentale. Riconoscere rapidamente i sintomi può aumentare le possibilità di sopravvivenza.

Perché il focolaio della MV Hondius preoccupa gli esperti

Il caso della nave da crociera viene seguito con grande attenzione perché potrebbe fornire nuove informazioni sulla capacità del virus Andes di diffondersi in ambienti chiusi e affollati.

Al momento le autorità internazionali invitano comunque alla prudenza senza allarmismi. Gli hantavirus restano infezioni rare, ma la loro alta letalità nelle forme polmonari spiega perché ogni focolaio venga monitorato con estrema attenzione.

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