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Torino, corteo contro la riforma Valditara e la militarizzazione: studenti e docenti insieme in piazza
La manifestazione aderisce allo sciopero nazionale indetto da Flc Cgil, Cobas Scuola, Usb Pubblico Impiego e Cub Sur
TORINO – Circa seicento persone, tra studenti, docenti e rappresentanti sindacali, si sono radunate nella mattinata di oggi, 7 maggio 2026, in piazza Arbarello per dare vita a un corteo che ha attraversato le vie del centro. La manifestazione aderisce allo sciopero nazionale che sta toccando città come Roma, Bologna, Milano e Torino ed è stato indetto da Flc Cgil, Cobas Scuola, Usb Pubblico Impiego e Cub Sur, con il pieno sostegno della Rete nazionale degli istituti tecnici.
La mobilitazione vuole, da un lato, contestare le nuove riforme dell’istruzione e i tagli al settore pubblico, dall’altro lanciare un forte messaggio pacifista contro il riarmo e la militarizzazione della società.
Il fronte unito di scuola e università
Ad aprire il corteo torinese, un lungo striscione che riassume l’anima della protesta: «Contro la distruzione pubblica – studenti e lavoratori uniti. Per la difesa dell’istruzione tecnica, contro la riforma Bernini e Valditara, contro la militarizzazione della cultura, contro un futuro di guerra, riarmo e leva».
Sotto la lente d’ingrandimento dei manifestanti ci sono i continui definanziamenti all’edilizia scolastica e le recenti riforme che colpiscono gli istituti tecnici e professionali.
«Siamo in piazza contro una prospettiva futura di precarietà, miseria e crisi climatica», ha spiegato Nicolò, portavoce di Opposizione Studentesca Alternativa (OSA). «Vediamo sempre più tagli all’interno degli istituti, che cadono a pezzi e non hanno mai fondi. A questo si aggiunge la riforma dei tecnici professionali, che vede ulteriori tagli anche per quanto riguarda il corpo docente, oggi in piazza insieme a noi».
L’ombra del riarmo
Oltre alle rivendicazioni prettamente scolastiche, la piazza di Torino ha espresso una netta condanna verso le attuali politiche estere europee e nazionali, accusate di sottrarre risorse al welfare per destinarle al settore bellico. A preoccupare i più giovani è anche il dibattito politico, riemerso di recente, su un possibile ritorno del servizio militare obbligatorio, comunemente chiamata Leva.
A ribadire il concetto è Giorgia, esponente dell’organizzazione universitaria Cambiare Rotta: «Siamo in più di 45 piazze d’Italia al fianco degli studenti medi e dei lavoratori della scuola per dare una sveglia alla ministra Bernini. Oggi si parla addirittura di reintroduzione della leva militare. Ci stiamo mobilitando anche per questo a livello internazionale: contro un futuro di riarmo e di guerra, una guerra che non ci appartiene».
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