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Approvata all’unanimità in Consiglio regionale la norma che garantirà fondi a Terzo settore per riutilizzare beni confiscati
Servirà a far sì che i 300 immobili confiscati alle mafie (di cui l’80% ancora inutilizzato) vengano finalmente restituiti alla comunità
PIEMONTE – Approvata oggi in Consiglio regionale la norma che garantisce agli enti del Terzo settore di poter ricevere i contributi per interventi di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. La delibera è stata approvata all’unanimità.
La modifica dell’allegato della legge regionale 14/2007 prevede anche che i contributi potranno riguardare esclusivamente la parte corrente finalizzata alla realizzazione di progetti a sfondo sociale. Viene specificato, inoltre, che i beni confiscati assegnati al Terzo settore rimarranno di proprietà pubblica, mentre i lavori di ristrutturazione continueranno a essere a carico dei Comuni. Infine, nei criteri di valutazione di concessione dei contributi è previsto un rafforzamento del peso attribuito alla qualità tecnica dei progetti per favorirne la solidità.
Le reazioni politiche
La norma ratificata oggi risulta «necessaria per fare in modo che gli oltre 300 beni confiscati presenti in Piemonte possano essere realmente utilizzati» – ha dichiarato l’assessore regionale Gian Luca Vignale – «Oggi oltre l’80% di questi beni non è ancora utilizzato e l’allargamento al Terzo settore rappresenta un passaggio significativo, anche sul piano della possibilità di accedere ai contributi regionali. Sappiamo però che questo da solo non è sufficiente: la gestione dei beni resta una sfida complessa. Un patrimonio pubblico non utilizzato è qualcosa che non possiamo permetterci. Per questo sarà fondamentale proseguire il lavoro insieme ai Comuni e agli enti del Terzo settore affinché sempre più beni confiscati possano tornare a disposizione delle comunità».
«Con l’approvazione odierna delle nuove modalità di attuazione per l’assegnazione dei contributi destinati al recupero dei beni confiscati, il Consiglio Regionale riafferma un principio cardine della nostra azione politica: lo Stato vince, la criminalità perde» – così Alessandra Binzoni, vice-capogruppo di Fratelli d’Italia – «Trasformare un immobile simbolo del malaffare in un centro per famiglie in difficoltà o in un presidio per le nostre Forze dell’ordine non è solo un atto amministrativo, ma una vittoria morale per l’intera comunità».
«Il nostro impegno è chiaro: i beni confiscati devono rispondere alle emergenze vere dei cittadini. Abbiamo quindi stabilito criteri di priorità precisi: il sostegno alle famiglie ed in particolare ai genitori separati e alle donne vittime di violenza; la creazione di uffici e alloggi per la Polizia locale; la realizzazione di centri per anziani, disabili e per il recupero dalle tossicodipendenze. I progetti saranno valutati premiando la solidità tecnica, la capacità di cofinanziamento e la continuità nel tempo. Il Piemonte si conferma così un avamposto nella lotta alle mafie, non a parole, ma con i fatti e con il sostegno economico a chi sta in prima linea» conclude Binzoni.
Sostegno bipartisan alla delibera. Alleanza Verdi e Sinistra richiama alla necessità di una comunità di intenti per consentire che la “seconda vita” degli immobili confiscati sia effettiva: «La confisca e il riutilizzo sociale dei beni mafiosi rappresentano una delle conquiste più significative raggiunte dall’antimafia italiana» – sostiene Alice Ravinale (Avs) – «C’è bisogno di una forte alleanza tra istituzioni, cittadini ed enti del Terzo settore per fare in modo che questi beni tornino davvero alla vita e siano restituiti alle comunità. Il provvedimento approvato oggi manda un segnale chiaro: andare a colpire gli interessi economici e gli affari delle mafie significa intervenire sul loro vero potere».
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