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Piemonte, maggio 2026 tra i più caldi degli ultimi 70 anni: piogge quasi dimezzate e primavera da record
Secondo le statistiche climatologiche regionali, maggio si è chiuso con una temperatura media di 14,02°C, valore superiore di 1,08°C rispetto alla media del periodo 1991-2020
TORINO – Il mese di maggio 2026 entra ufficialmente nella classifica dei più caldi mai registrati in Piemonte. A certificarlo sono i dati elaborati da Arpa Piemonte e analizzati dal meteorologo Andrea Vuolo, che evidenziano come l’ultima parte del mese sia stata caratterizzata da un’intensa ondata di calore capace di spingere le temperature fino a 8-10 gradi oltre le medie stagionali.
Secondo le statistiche climatologiche regionali, maggio si è chiuso con una temperatura media di 14,02°C, valore superiore di 1,08°C rispetto alla media del periodo 1991-2020. Un dato che colloca il mese al settimo posto tra i mesi di maggio più caldi dal 1958, anno di inizio della serie storica di Arpa Piemonte.
Il confronto con il passato mostra come il maggio appena concluso sia stato solo leggermente più fresco del celebre maggio 2003, ricordato per il caldo anomalo che anticipò l’estate eccezionale di quell’anno. Ancora imbattuto resta invece maggio 2009, che mantiene il primato di mese di maggio più caldo dell’intera serie storica.
Piogge in forte deficit: quasi il 50% in meno rispetto alla norma
Se il caldo è stato il protagonista della seconda metà del mese, sul fronte delle precipitazioni emerge un altro dato significativo: la scarsità di piogge.
Nonostante una prima parte di maggio caratterizzata da condizioni più fresche e instabili, con nevicate localmente fino ai mille metri di quota, il bilancio finale registra appena 67 millimetri di precipitazioni medie regionali, contro i 123 millimetri normalmente attesi.
Il deficit pluviometrico raggiunge quindi il 46%, con le situazioni più critiche osservate soprattutto sui settori alpini e pedemontani nord-occidentali. Secondo Vuolo, la causa principale è da ricercare nella mancanza di perturbazioni atlantiche capaci di alimentare i fenomeni di sbarramento orografico, particolarmente frequenti durante la tarda primavera.
Primavera meteorologica 2026: quarta più calda della storia
Con il 1° giugno si è conclusa anche la primavera meteorologica, che comprende il trimestre marzo-aprile-maggio. Anche in questo caso i numeri raccontano una stagione eccezionale.
La temperatura media regionale si è attestata a 10,55°C, con un’anomalia positiva di 1,47°C rispetto alla climatologia 1991-2020. Questo valore colloca la primavera 2026 al quarto posto tra le più calde mai registrate in Piemonte.
Le precipitazioni, ancora una volta, sono risultate inferiori alla norma. Nel trimestre sono caduti mediamente 209,9 millimetri di pioggia, contro i 294,7 millimetri attesi, pari a un deficit del 29%.
Effetti sul territorio: vegetazione in anticipo e neve in rapido scioglimento
La combinazione tra temperature elevate e piogge scarse ha avuto effetti evidenti sul territorio regionale.
L’anticipo della stagione vegetativa è stato uno degli aspetti più evidenti osservati durante la primavera. Le condizioni climatiche hanno infatti favorito una crescita precoce della vegetazione e accelerato la fusione del manto nevoso alpino, anche alle quote più elevate.
Particolarmente rilevanti sono state le fasi molto miti registrate durante il periodo pasquale e soprattutto nell’ultima decade di maggio, quando numerose località piemontesi hanno fatto segnare nuovi record storici di temperatura massima per il mese.
Bilancio dell’anno ancora in leggero deficit pluviometrico
Guardando all’intero 2026, il quadro resta caratterizzato da precipitazioni inferiori alla media.
Al 31 maggio, infatti, in Piemonte sono stati registrati complessivamente 346 millimetri di precipitazioni tra pioggia e neve fusa, un quantitativo che corrisponde a un deficit del 9% rispetto alla media climatologica.
Un dato che, pur non configurando ancora una situazione di emergenza idrica generalizzata, conferma una tendenza verso condizioni più secche rispetto agli standard climatici di riferimento e che sarà necessario monitorare attentamente nei prossimi mesi estivi, tradizionalmente i più critici per disponibilità d’acqua e rischio siccità.
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