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L’idea è di Del Piero: così Alex ha cambiato il rito degli inni ai Mondiali 2026

Gabriele Farina

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TORINO – Chi ha seguito le prime partite del Mondiale 2026 potrebbe aver notato un dettaglio insolito prima del fischio d’inizio. Non più soltanto gli undici titolari schierati accanto agli arbitri durante gli inni nazionali, ma l’intera rosa: tutti i 26 convocati, compresi i giocatori destinati inizialmente alla panchina, raccolti sul terreno di gioco insieme ai compagni.

Una novità destinata a caratterizzare questa edizione della Coppa del Mondo e che porta una firma tutta italiana: quella di Alessandro Del Piero.

A rivelarlo è stato il presidente della FIFA, Gianni Infantino, spiegando l’origine di uno dei cambiamenti simbolici più evidenti del torneo. «Vogliamo sempre fare qualcosa di nuovo, ma questa volta non si tratta di un’idea commerciale», ha raccontato. «Tutto è nato da una conversazione con Alessandro Del Piero. Qualche mese fa mi disse: “Perché non fate entrare in campo tutti i giocatori durante l’inno? Siamo tutti parte della stessa squadra”».

Infantino ha poi aggiunto, con una battuta, di non sapere se Del Piero fosse stato ispirato dal ricordo del suo celebre gol alla Germania nella semifinale del Mondiale 2006, arrivato proprio da subentrato dalla panchina. Ma il concetto alla base della proposta era chiaro: in un calcio moderno in cui le sostituzioni hanno un peso sempre maggiore, il confine tra titolari e riserve è sempre più sottile.

«Oggi si parte in undici, ma entrano cinque o sei giocatori. Tutta la rosa contribuisce al percorso di una squadra ed è giusto che tutti possano vivere il momento dell’inno nazionale», ha spiegato ancora il numero uno della FIFA. La proposta è stata sottoposta a calciatori e commissari tecnici, ottenendo il consenso generale.

È un dettaglio apparentemente secondario, ma ricco di significato. L’inno nazionale rappresenta uno dei momenti più intensi e identitari di una Coppa del Mondo: il punto in cui emozione, orgoglio e tensione si fondono prima della battaglia sportiva. Fino a oggi quel privilegio era riservato ai titolari. Dal Mondiale 2026, invece, il messaggio è diverso: la squadra è una comunità e ogni convocato ne è parte integrante.

In un’edizione della Coppa del Mondo che vede ancora una volta l’assenza dell’Italia, eliminata per la terza volta consecutiva prima della fase finale, c’è comunque un’impronta azzurra destinata a restare nella memoria del torneo.

Non un gol, non una parata, non una vittoria. Ma un gesto simbolico nato dall’intuizione di uno dei campioni più amati del calcio italiano. Alessandro Del Piero, l’uomo che vent’anni fa entrò dalla panchina per chiudere la semifinale contro la Germania, oggi ha regalato ai “non titolari” di tutto il mondo un piccolo spazio sotto i riflettori più prestigiosi del calcio.

Perché, come suggerì lui stesso a Infantino, durante l’inno «siamo tutti parte della stessa squadra».

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