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Popilia, Coldiretti lancia l’allarme: “Infestazione senza precedenti nei campi piemontesi”

L’appello di Coldiretti è chiaro: la crisi dell’agricoltura non riguarda soltanto il settore primario, ma ha ricadute dirette sull’intera filiera alimentare e, di conseguenza, sui consumatori

Gabriele Farina

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TORINO – Torna l’incubo Popilia japonica nelle campagne piemontesi e, secondo Coldiretti, l’emergenza rischia di trasformarsi in un nuovo duro colpo per il comparto agricolo regionale. L’allarme arriva in un momento già particolarmente complesso per le aziende agricole, strette tra aumento dei costi di produzione, irrigazione anticipata e ritardi nei pagamenti per le forniture della scorsa stagione.

A preoccupare è soprattutto la rapida diffusione della Popilia japonica, coleottero originario dell’Asia ormai stabilmente presente tra Piemonte e Lombardia. Il caldo intenso di queste settimane ha accelerato lo sviluppo dell’insetto, anticipando la metamorfosi delle larve e provocando una proliferazione che gli agricoltori definiscono senza precedenti.

I danni

Nei campi, gli effetti sono già evidenti. L’insetto si nutre di foglie e frutti giovani, compromettendo raccolti e colture in una fase cruciale della stagione. Se nel 2025 gli attacchi avevano colpito soprattutto vigneti, noccioleti e frutteti del Canavese, quest’anno il raggio d’azione si è ampliato in modo significativo.

Le segnalazioni parlano infatti di danni anche alle colture orticole e al mais, con un’estensione dell’infestazione che coinvolge aree sempre più vaste del territorio. Non solo campagne: la presenza della Popilia viene registrata anche in contesti urbani, compresi giardini e balconi di Torino. Nel Novarese, in particolare, alcune piante ornamentali sarebbero state completamente divorate nel giro di una sola giornata.

La congiuntura economica

A rendere ancora più pesante il quadro è il contesto economico in cui si trovano a operare le imprese agricole. Le alte temperature hanno costretto molti agricoltori ad avviare l’irrigazione con largo anticipo rispetto agli anni precedenti, aumentando sensibilmente i costi di gestione.

«Riceviamo, ora dopo ora, una serie impressionante di segnalazioni da parte dei nostri soci», spiega Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino. «Lo sviluppo esponenziale dovuto al caldo anticipato sta diffondendo la Popilia in un areale molto più vasto rispetto all’anno scorso, proprio mentre le nostre aziende affrontano un’annata già difficilissima».

Secondo Coldiretti, il settore si trova infatti a fronteggiare un incremento dei costi di produzione che, tra semine e preparazione di campi, serre e frutteti, avrebbe raggiunto il 60%, complice anche il peso delle tensioni internazionali sui prezzi delle materie prime e dell’energia.

L’anticipo dell’irrigazione rappresenta un ulteriore aggravio. In molte aree del Piemonte, il mais ha richiesto acqua con circa un mese di anticipo rispetto alla norma stagionale, costringendo le aziende a sostenere spese extra in una fase già delicata.

Il nodo dei pagamenti

A tutto questo si aggiunge un altro nodo cruciale: quello dei pagamenti. Numerosi frutticoltori attendono ancora il saldo per la frutta consegnata ai grossisti nell’estate del 2025, nonostante sia già iniziata la campagna produttiva 2026.

Una situazione che mette sotto pressione la liquidità delle imprese agricole, aumentando il rischio di insolvenze e rendendo ancora più difficile affrontare un’emergenza fitosanitaria di questa portata.

L’appello di Coldiretti è chiaro: la crisi dell’agricoltura non riguarda soltanto il settore primario, ma ha ricadute dirette sull’intera filiera alimentare e, di conseguenza, sui consumatori.

«I problemi dell’agricoltura non riguardano solo il nostro settore, ma toccano da vicino il cibo di tutti», conclude Mecca Cici. Una frase che sintetizza bene la portata di un’emergenza che, tra clima estremo, insetti invasivi e difficoltà economiche, rischia di segnare pesantemente l’estate agricola piemontese.

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