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Cascina Spiotta, chieste le condanne per i tre ex BR: ergastolo per Curcio e Moretti
Sulla sparatoria che ebbe luogo nel 1975, il pm chiede l’ergastolo per Curcio e Moretti e 21 anni per Azzolini
ALESSANDRIA – A distanza di oltre cinquant’anni dal drammatico scontro a fuoco e a un anno e mezzo dall’avvio del processo di primo grado, la Procura ha formulato le sue richieste di condanna per la sparatoria del 1975 alla Cascina Spiotta di Arzello.
In quell’occasione, durante un blitz delle forze dell’ordine per liberare l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia sequestrato dalle Brigate Rosse, perse la vita l’appuntato dei carabinieri Giovanni d’Alfonso.
Davanti alla Corte d’Assise di Alessandria, il pubblico ministero Emilio Gatti ha chiesto la pena dell’ergastolo per Renato Curcio e Mario Moretti, mentre per il terzo ex brigatista imputato, Lauro Azzolini, la richiesta è di 21 anni di reclusione. Nel motivare la scelta, il magistrato ha spiegato ai giudici di non poter proporre attenuanti per Curcio e Moretti, aggiungendo tuttavia che “la pena si può adattare alla persona: esistono diversi strumenti [per mitigarla, ndr] come per esempio la ‘continuazione'”, un meccanismo giuridico che spetterà eventualmente alla Corte applicare ma che non poteva essere avanzato direttamente dalla pubblica accusa.
Dalla riapertura del caso al verdetto in aula
Il procedimento odierno rappresenta la svolta giudiziaria di un’inchiesta rimasta congelata per decenni e riaperta solo recentemente grazie alla determinazione del figlio del carabiniere d’Alfonso, il quale aveva presentato un esposto formale per fare piena luce sulla morte del padre.
Nel novembre del 2024, la giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Torino, Ombretta Vanini, aveva firmato il rinvio a giudizio per i tre storici esponenti della galassia brigatista, decretando contemporaneamente il proscioglimento per intervenuta prescrizione di un quarto ex militante, Pierluigi Zuffada.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, quel giorno del 1975 il nucleo armato delle brigate rosse ingaggiò un violentissimo conflitto a fuoco con i militari per difendere la prigione in cui era custodito l’ostaggio. Oltre alla morte del carabiniere d’Alfonso, nella sparatoria perse la vita anche Margherita “Mara” Cagol, storica fondatrice delle Brigate Rosse e moglie di Renato Curcio.
La dinamica del decesso della Cagol resta tuttora uno dei capitoli più controversi degli Anni di Piombo: lo stesso Curcio ha continuato a chiedere verità negli anni, sostenendo che la donna, rimasta inizialmente ferita nello scontro, sia stata giustiziata con un colpo di grazia quando si trovava ormai a terra e inerme.
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