CronacaTorino
Tragedia di Parella, i familiari di Mihaela: «Aveva chiesto aiuto più volte». Oggi le autopsie su madre e figlia
Tra gli elementi al vaglio degli investigatori vi sarebbe anche un messaggio che la trentanovenne avrebbe lasciato alla figlia maggiore
TORINO – Aveva chiesto aiuto in più occasioni dopo alcuni tentativi di suicidio, ma le sue richieste sarebbero rimaste senza una risposta adeguata. È quanto sostengono i familiari di Maria Mihaela Belecciu, la donna di 40 anni che domenica scorsa, nel quartiere Parella di Torino, avrebbe ucciso la figlia Isabella Cojorariu, di 13 anni, prima di togliersi la vita.
La tragedia si è consumata nell’appartamento di via Domodossola, dove madre e figlia vivevano insieme alla sorella maggiore della ragazza. A trovare i corpi è stata proprio la diciannovenne, rientrata a casa nella tarda mattinata di domenica.
Intanto, come rende noto l’avvocato Maurizio Punturieri, che assiste la famiglia della donna, sono previste oggi le autopsie sui corpi della madre e della figlia. Le indagini sull’omicidio-suicidio sono coordinate dal pubblico ministero Roberto Furlan.
Secondo i primi accertamenti degli investigatori, la quarantenne avrebbe strangolato la figlia prima di togliersi la vita impiccandosi. L’esame autoptico dovrà chiarire con precisione le cause e la dinamica dei decessi, fornendo ulteriori elementi utili all’inchiesta.
Nel frattempo emergono nuovi particolari sul difficile periodo vissuto dalla donna. Secondo quanto riferito dai familiari ai quotidiani torinesi, Mihaela soffriva da tempo di una grave depressione, aggravata dalla separazione dal marito, trasferitosi all’estero. I parenti sostengono di essersi rivolti più volte ai servizi sanitari per ottenere un ricovero o un intervento specialistico urgente.
In particolare, secondo il loro racconto, al Centro di salute mentale sarebbe stato fissato un appuntamento soltanto per il mese di settembre. Un’attesa che la famiglia giudica incompatibile con le condizioni psicologiche della donna e che considera una risposta insufficiente rispetto alle richieste di aiuto avanzate.
Tra gli elementi al vaglio degli investigatori vi sarebbe anche un messaggio che la trentanovenne avrebbe lasciato alla figlia maggiore. Secondo quanto riferito dai parenti, la donna avrebbe scritto di controllare il contenuto del proprio telefono cellulare, indicando anche il codice di accesso. Lo smartphone è stato sequestrato dagli inquirenti, che stanno analizzando il materiale contenuto nel dispositivo per ricostruire gli ultimi giorni di vita della donna.
Assistiti dall’avvocato Punturieri, i familiari chiedono ora che venga fatta piena luce sulla vicenda e che vengano accertate eventuali responsabilità legate al percorso di assistenza sanitaria ricevuto dalla donna nei mesi precedenti alla tragedia.
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