Quotidiano Piemontese
Capriolo viene soccorso dall’assessore, il cucciolo muore poco dopo: si accende il dibattito tra Verzola e il CANC
L’atto in buona fede di Verzola sembra non essere stato pienamente apprezzato dal Canc
NICHELINO – La madre viene investita e il cucciolo rimane solo, le possibilità di sopravvivenza ridotte. Così Fiodor Verzola, assessore alle Politiche del Lavoro, Commercio, Protezione Civile, Giovani e Politiche sugli Animali, decide di prendere il piccolo e portarlo al CANC di Grugliasco.
Quanto successo, avvenuto nella mattinata di ieri, è stato spiegato dallo stesso assessore attraverso un lungo post sui social:
Sua madre è stata investita e lui si è ritrovato da solo, indifeso, con nessuna possibilità di sopravvivenza.
Quando è stato trovato, la situazione era purtroppo chiara. La madre era morta e il cucciolo aveva bisogno di cure immediate. Per questo l’ho recuperato e trasportato d’urgenza al CANC di Grugliasco (che ringrazio di cuore) dove ora si trova al sicuro nelle mani dei medici veterinari che cercheranno di accompagnarlo nella delicata fase del cambio di alimentazione e, soprattutto, verso quello che deve restare l’obiettivo finale, il suo ritorno in libertà.
Se tutto andrà bene, potrà tornare nel suo ambiente naturale il prossimo anno.
Questa storia però deve servire anche a ricordare una cosa fondamentale. Nella maggior parte dei casi, quando si trova un cucciolo di capriolo nascosto nella vegetazione, non bisogna assolutamente toccarlo o prelevarlo. Le femmine lasciano spesso i piccoli nascosti tra l’erba alta durante la fase di accudimento, tornando periodicamente per allattarli. Un cucciolo apparentemente solo non è necessariamente abbandonato.
Intervenire senza sapere cosa si sta facendo può significare condannarlo a morte certa. Il contatto umano può infatti compromettere il rapporto con la madre e rendere impossibile il naturale proseguimento dell’accudimento.
Per questo, prima di qualsiasi intervento, occorre sempre contattare i medici veterinari competenti o i centri specializzati nel recupero della fauna selvatica.In questo caso, invece, intervenire era necessario. E non mi sono tirato indietro.
Tuttavia questa vicenda apre anche una riflessione politica. Non possiamo continuare ad affidarci esclusivamente alla buona volontà dei singoli che si trovano davanti a situazioni come questa. Serve investire risorse, serve una rete di pronto intervento veterinario per la fauna selvatica efficiente, strutturata e immediatamente operativa. Perché la tutela degli animali selvatici non può dipendere dalla fortuna di incontrare qualcuno disposto a caricarsi sulle spalle un’emergenza.
Il dibattito tra Canc e Verzola
Il capriolo, però, non ce l’ha fatta.
Anzi, l’atto in buona fede di Verzola sembra non essere stato pienamente apprezzato dal Canc che condividendo la notizia – e dopo la morte del cucciolo – ha ribadito l’esistenza di regole ben precise per il trasporto corretto di un selvatico, “che tristezza quando muore un animaletto che avrebbe potuto farcela!!!”, aggiungono. Un messaggio e una modalità di comunicazione a loro volta poco graditi da molti utenti e dallo stesso assessore che ha risposto chiarendo ancora quanto successo:
Sono sinceramente basito da questo tipo di comportamento e da questo tipo di comunicazione, che avrebbe potuto essere disinnescata anche solo chiedendomi le modalità di trasporto dell’animale.
Quando sono arrivato sul posto, l’animale era già stato manipolato dalle persone che lo avevano trovato e, per prima cosa, ho chiamato il CANC per chiedere l’intervento diretto in loco. Mi è stato però chiesto, direttamente dal servizio telefonico del CANC, di trasportarlo personalmente, vista l’attesa non calcolabile per l’intervento.
Anche perché, purtroppo, non era la prima volta che mi capitava di chiamare il CANC per un capriolo. L’ultima volta si trattava di un animale politraumatizzato e ho aspettato personalmente sul posto più di tre ore prima che il servizio arrivasse. Il risultato è stato che l’animale è morto.
Detto questo, il trasporto dell’animale in braccio è stato effettuato esclusivamente nell’ultimo tratto all’interno del CANC.
Solitamente gli animali selvatici che porto li lascio al gabbiotto all’ingresso, ma questa volta mi è stato chiesto di portarlo direttamente al pronto soccorso veterinario. Parliamo di un tratto di appena cinquanta metri, dal gabbiotto al pronto soccorso, dove l’ho tenuto in braccio per affidarlo immediatamente ai medici veterinari.
L’animale è stato invece trasportato fino a Grugliasco nel bagagliaio dell’auto, all’interno di una borsa termica capiente, lasciando aperti gli schienali dell’auto adiacenti al bagagliaio perché ci fosse la sufficiente areazione e coprendoli con un telo, al buio e senza alcuna ulteriore manipolazione da parte mia. Purtroppo erano gli unici strumenti che avevo per trasportare al meglio il capriolo.
Quindi non c’è alcuna ignoranza da questo punto di vista. Sono perfettamente consapevole delle modalità di trasporto di un animale selvatico, perché non è certo la prima volta che mi capita di affrontare situazioni di questo tipo. Anzi, ho perso il conto di quanti animali selvatici abbia accompagnato al CANC nel corso degli anni.
Il tema politico che ho espresso proprio ieri è stato quello di dare una mano al servizio CANC On The Road, chiedendo maggiori risorse pubbliche per sostenere questo tipo di attività, che ritengo fondamentale sul nostro territorio. È una proposta che intendo portare avanti anche attraverso un ordine del giorno in Consiglio Comunale.
Proprio per questo mi vedo costretto a stigmatizzare questo tipo di comunicazione. Comprendo perfettamente la necessità di formare cittadine e cittadini sulla corretta prassi da adottare quando si soccorre e si trasporta un animale selvatico, ma un messaggio di questo tipo, che lascia intendere responsabilità in capo a chi ha semplicemente seguito le indicazioni ricevute dal servizio stesso, peraltro prive di specifiche operative, rischia di limitare anche la buona volontà delle persone che si trovano ad affrontare situazioni come questa.
Aggiungo inoltre che anche nella mia comunicazione di ieri ho spiegato nel dettaglio come, nel novanta per cento dei casi, i cuccioli di capriolo non debbano mai essere toccati quando vengono trovati nel bosco, proprio perché quella rappresenta una normale fase di accudimento della madre, che si allontana temporaneamente per nutrirsi per poi tornare dalla propria prole.
Per questo motivo sono profondamente dispiaciuto da questo tentativo di addurre responsabilità circa la morte dell’animale alla mia azione, quando ho semplicemente seguito le indicazioni (non operative) ricevute telefonicamente dal CANC e consegnato il cucciolo nel più breve tempo possibile ai medici veterinari.
Nonostante tutto questo, e nonostante ritenga che questa comunicazione sia stata estremamente deficitaria, priva della sensibilità e dell’attenzione che una semplice telefonata avrebbe garantito, continuerò comunque a cercare di dare una mano politicamente al CANC, perché ritengo il lavoro che svolge fondamentale per il nostro territorio e credo che servizi come questo debbano essere sostenuti, non indeboliti.
Come riportato da Torino Today, il piccolo capriolo ricoverato ieri è andato in miopatia da stress e poche ore dopo il ricovero è andato in arresto cardiaco. Nonostante tutti i tentativi di rianimazione è deceduto. Aveva un’acidosi ematica fuori scala, ossia il ph del sangue è stato trovato molto basso. Si tratta di una conseguenza tipica a situazioni di miopatia con lisi muscolare. Le ragioni del decesso potrebbero essere collegate proprio alla modalità di trasporto, inadatte per un animale selvatico.
Come comportarsi in questi casi
L’animale selvatico andrebbe riposto al sicuro in una scatola chiusa con fori per permettergli di respirare, con una copertina o del fieno attorno in modo che sono si muova troppo nel corso del trasporto. Il buio, infatti, viene percepito come protettivo e tranquillizza. Non va accarezzato, non bisogna parlargli e non va tenuta la radio accesa in quanto ritiene che l’uomo sia un suo predatore e quindi andrebbe in fase di stress. Nel caso non si riesca a farlo autonomamente va atteso l’arrivo di personale specializzato.
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