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CronacaTorino

Si finse medico con titoli falsi ma aveva solo la terza media: condannata a tre anni una 59enne torinese

Le indagini hanno però accertato che nessuno di quei titoli o incarichi era reale e che l’unico titolo di studio posseduto dalla donna era la licenza media

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TORINO – Avrebbe esercitato abusivamente la professione medica utilizzando una laurea mai conseguita, una falsa iscrizione all’Ordine dei medici e un curriculum interamente costruito su esperienze professionali inesistenti. Per questi motivi Enrica Massone, 59 anni, torinese, è stata condannata dal tribunale di Imperia a tre anni di reclusione e al pagamento di una multa da 15mila euro.

I reati contestati sono falso ideologico, esercizio abusivo della professione medica e truffa. La sentenza è stata pronunciata giovedì 25 giugno dal giudice monocratico Eleonora Billeri ed è di poco inferiore ai tre anni e quattro mesi richiesti dal pubblico ministero e procuratore aggiunto Lorenzo Fornace.

Secondo l’accusa, la donna si sarebbe presentata come laureata in Medicina e Chirurgia all’Università Bicocca di Milano, dichiarando inoltre di essere specializzata in Medicina interna e iscritta all’Ordine dei medici della Lombardia. Avrebbe inoltre attestato precedenti incarichi come direttore sanitario di una Rsa di Recco e attività medica all’interno del carcere Lorusso e Cutugno di Torino.

Le indagini hanno però accertato che nessuno di quei titoli o incarichi era reale e che l’unico titolo di studio posseduto dalla donna era la licenza media.

Grazie alla documentazione falsa, Massone era riuscita a essere assunta dalle cooperative che gestivano alcuni servizi per conto dell’Asl all’ospedale Saint Charles di Bordighera, in provincia di Imperia, dove aveva lavorato tra luglio e settembre del 2023. In quel periodo aveva prestato servizio anche nel punto di prima emergenza della struttura sanitaria, visitando una cinquantina di pazienti prima che alcuni colleghi si insospettissero e facessero emergere le incongruenze nel suo percorso professionale.

Durante gli interrogatori la donna aveva sostenuto di avere agito con l’intenzione di aiutare le persone: «Volevo fare del bene alle persone», aveva dichiarato agli investigatori.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Giovanni Cicerano, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo la totale incapacità di intendere e di volere dell’imputata al momento dei fatti, tesi che non è stata accolta dal tribunale.

La cinquantanovenne dovrà inoltre risarcire i danni alle parti civili costituite nel processo: l’Asl 1 Imperiese, l’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Milano e la società Cura Medica Spa. La quantificazione del risarcimento sarà stabilita in sede civile.

Massone non era presente alla lettura del dispositivo. Attualmente si trova infatti detenuta nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove sta scontando una precedente condanna a quattro anni e tre mesi per un’altra vicenda di truffa, nella quale era riuscita a farsi nominare amministratrice di sostegno di una coppia di anziani appropriandosi, secondo l’accusa, delle loro pensioni per diversi mesi.

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