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Crisi del riso, Coldiretti lancia l’allarme: “Il comparto è sull’orlo del collasso”

A lanciare l’allarme è Coldiretti Novara-Vco, che parla apertamente di una situazione ormai insostenibile per le imprese agricole

Gabriele Farina

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VERCELLI – Il settore risicolo italiano vive una delle fasi più difficili degli ultimi anni. Un comparto strategico per l’agricoltura piemontese, e in particolare per le province di Novara e Vercelli, si trova oggi sull’orlo del collasso, schiacciato da prezzi in caduta libera, costi di produzione in costante aumento e da una filiera che fatica a trovare soluzioni condivise.

A lanciare l’allarme è Coldiretti Novara-Vco, che parla apertamente di una situazione ormai insostenibile per le imprese agricole. Il quadro emerso dall’incontro convocato il 24 giugno a Castello d’Agogna da Ente Nazionale Risi, al quale hanno partecipato il vicepresidente di Coldiretti Novara-Vco Fabrizio Rizzotti e il direttore Domenico Pautasso, non ha portato infatti risposte concrete.

Secondo Coldiretti, il confronto ha confermato un immobilismo preoccupante proprio mentre la crisi della risicoltura continua ad aggravarsi.

Prezzi crollati fino al 50%

Tra gli aspetti più critici c’è il crollo delle quotazioni del riso Made in Italy. Le riduzioni di prezzo registrate nelle principali varietà oscillano infatti tra il 40% e il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Un dato che, secondo il vicepresidente di Coldiretti Novara-Vco Fabrizio Rizzotti, rende impossibile la sostenibilità economica delle aziende agricole.

“Solo il 2,5% del riso viene attualmente commercializzato attraverso contratti di filiera”, evidenzia Rizzotti. Una percentuale estremamente ridotta che, secondo Coldiretti, dimostra quanto sia urgente superare le attuali dinamiche di mercato.

L’associazione agricola insiste sulla necessità di rafforzare i contratti di coltivazione e di filiera, considerati uno strumento fondamentale per garantire maggiore stabilità al settore e ridurre l’esposizione alle oscillazioni di mercato.

Costi di produzione alle stelle

A rendere ancora più drammatica la situazione c’è l’aumento dei costi di produzione. Le aziende agricole devono fare i conti con spese sempre più elevate per energia, irrigazione e mezzi tecnici.

Particolarmente pesante l’impatto dei rincari sui fertilizzanti, con i concimi che hanno registrato aumenti fino al 70%.

Una pressione economica che, combinata con il crollo dei prezzi di vendita, rischia di mettere in ginocchio numerose aziende del territorio.

In segno di protesta, Coldiretti Novara-Vco ha annunciato una posizione netta: finché non arriveranno risposte concrete sul futuro del comparto, non parteciperà alla formulazione del listino prezzi della Borsa Merci di Vercelli.

Il nodo delle importazioni estere

Secondo Coldiretti, a pesare sulle dinamiche di mercato è anche il crescente squilibrio tra domanda e offerta. L’industria risiera continua a muoversi con prudenza, mantenendo acquisti discontinui, mentre aumenta la pressione delle importazioni estere.

Un fattore che contribuisce, secondo l’associazione, a indebolire ulteriormente le quotazioni del riso nazionale.

Il nodo centrale resta quello della reciprocità delle regole.

Coldiretti chiede che il riso importato rispetti gli stessi standard produttivi, ambientali e sanitari richiesti ai produttori europei.

Secondo il presidente di Coldiretti Novara-Vco Fabio Tofi e il direttore Domenico Pautasso, non è più accettabile che il mercato venga condizionato da prodotti provenienti dall’estero che non seguono le stesse regole imposte alle aziende italiane.

Richiesto un tavolo nazionale di crisi

Per affrontare l’emergenza, Coldiretti ha chiesto ufficialmente al Ministero la convocazione di un tavolo nazionale di crisi.

L’obiettivo è costruire una strategia concreta per salvaguardare la risicoltura italiana, settore chiave non solo per l’economia agricola ma anche per la tutela del territorio.

Tra le priorità indicate c’è anche una programmazione seria sugli investimenti infrastrutturali legati alla gestione dell’acqua.

Servono nuovi invasi, infrastrutture idriche moderne e una manutenzione costante delle reti esistenti, elementi considerati essenziali per garantire un futuro competitivo e sostenibile al comparto.

L’appello di Coldiretti è chiaro: servono risposte immediate e azioni concrete. Per la risicoltura italiana, il tempo delle attese sembra essere finito.

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