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Metro 1 di Torino, il tribunale di Roma rigetta il piano di rientro dell’Ici. Ora servono 30 milioni per una nuova gara d’appalto
«Non possiamo permettere che un fallimento societario blocchi un’opera attesa da anni. Chiediamo al Governo di sostenere con urgenza la chiusura dei lavori»
TORINO – Si attendeva il responso ufficiale del tribunale fallimentare di Roma sul piano di rientro della società Italiana Costruzioni Infrastrutture (ICI), la ditta che si sta occupando della costruzione della Metro 1 a Torino e città metropolitana. Il temuto verdetto è arrivato ieri, ed è un altro passo verso la definitiva messa in liquidazione dell’azienda: per il tribunale il piano non è stato giudicato ammissibile. Con lo stop ai lavori di quest’azienda, incaricata dell’opera nel 2019 e in crisi da tempo, sarà ora necessario un nuovo affidamento, con un probabile aumento dei costi dovuto alla maggiorazione del prezziario regionale per i lavori edili dal 2019 al 2027. Non si parla di “noccioline”: secondo il sindaco di Torino Lo Russo e la nota diffusa dai sindaci di Collegno, Grugliasco e Rivoli, la cifra che mancherebbe all’appello si aggira attorno ai 30 milioni di euro.
Mancherebbe poco a terminare il cantiere
«Il fallimento di ICI non è una colpa del Governo, ma sicuramente è tempo che il Ministro Salvini e la Presidente Giorgia Meloni se ne assumano la responsabilità e stanzino i 30 milioni che servono per concludere l’opera» chiedono i sindaci, che denunciano una condizione complessa per queste tre cittadine dal 2019, con assi urbani interrotti, commercio penalizzato e imprese che rischiano il fallimento, viabilità impazzita e fortemente limitata, quartieri attraversati da cantieri che avrebbero dovuto essere ormai conclusi.
«Il rigetto del piano di ICI rischia di aggravare ulteriormente questa situazione in un momento in cui il cantiere si trova all’81% di realizzazione complessivo e mancano solamente 34 milioni di opere su 180 alla chiusura del cantiere (prezziario originario)». Ai quali appunto dovranno probabilmente essere sommati ulteriori 30 milioni di “aumenti”.
Il disagio dei sindaci: «C’è bisogno dello Stato»
«Gli Enti Locali su cui insiste l’opera non hanno poteri diretti sul finanziamento del cantiere, né sulla sua gestione» – spiega da Collegno il sindaco Matteo Cavallone – «Abbiamo bisogno dello Stato per poter garantire una continuità del cantiere e un’uscita da questa situazione di stallo nel più breve tempo possibile. La Linea 1 non è solo un’infrastruttura locale: è parte di un sistema di mobilità che connette tutta la Città Metropolitana ed un’infrastruttura di rilievo quanto meno piemontese, se non di importanza quasi nazionale».
«La zona Ovest è ferma da troppo tempo» – sottolinea il sindaco di Grugliasco Emanuele Gaito – «Le nostre comunità hanno sopportato disagi enormi, con pazienza e senso civico. Ora serve un segnale politico forte: aiutateci a chiudere questi lavori, perché siamo davvero a un passo dalla fine. Il Ministero deve accompagnare Infra.To nel definire i nuovi affidamenti dei lavori senza ulteriori ritardi».
«Come per la realizzazione della Linea 2 di Torino» – afferma da Rivoli il sindaco Alessandro Errigo – «abbiamo bisogno della nomina di un Commissario Governativo per l’opera con poteri speciali per poter non fermare completamente i cantieri dopo il fallimento di ICI e per stringere al massimo i tempi per i nuovi affidamenti».
Richiesti un commissario straordinario e un’audizione in Parlamento
Oltre ai 30 milioni di euro circa necessari per completare l’opera e alla nomina di un commissario straordinario, i tre primi cittadini chiedono ora un’audizione al Ministro Salvini, alla Presidente del Consiglio Meloni e alle due Commissioni parlamentari competenti «per poter esporre lo stato di grave crisi di questo cantiere, i mancati pagamenti degli stipendi ai lavoratori, le difficoltà che commercianti, cittadini, automobilisti, imprese private e Amministrazioni Pubbliche stanno subendo da anni senza avere un orizzonte temporale per il termine dei lavori».
C’è bisogno inoltre, secondo i sindaci, di «un impegno della stazione appaltante, Infra.To, a ridurre l’impatto del cantiere restringendone l’ampiezza e riaprendo alcune strade chiuse da oltre 8 anni e che in questo momento non sono più aree necessarie per il cantiere».
«La metro è un’infrastruttura vitale per cittadini, imprese e servizi» – chiosano Cavallone, Errigo e Gaito – «Non possiamo permettere che un fallimento societario blocchi un’opera attesa da anni. Chiediamo al Governo di sostenere con urgenza la chiusura dei lavori e di accompagnare Infra.To nella nuova gara, così da restituire finalmente continuità e mobilità alla Zona Ovest. Sosterremo InfraTo nella gestione del cantiere dove possibile, ma solo il Ministero può accelerare autorizzazioni, dare indirizzi chiari e facilitare procedure. Serve un supporto statale per non perdere tempo prezioso».
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