CulturaCuneoInterviste
In Val Maira Lucia Berardi nasconde Un calice di veleni
L’intervista con Lucia Berardi
CUNEO – E’ ambientato in Val Maira il nuovo giallo di Lucia Berardi, che risponde al titolo di Un calice di veleni, Neos Edizioni.
Fosca è una giornalista piuttosto famosa ed ha dovuto sconfiggere un tumore. Per ricominciare il suo lavoro viene inviata in Val maira, dove incontrerà un noto critico d’arte, col quale dovrà discutere di un’opera presente in una piccola cappella di montagana.
Il luogo le è noto perchè da bambina proprio qui veniva in vacanza con i genitori. Così Fosca si imbatte in amicizie d’infanzia che aveva perduto, da Ornella ad Anita a Giorgio. La vita è andata avanti, ci sono figli e società importanti. I bambini di allora sono cresciuti.
L’intervista di Fosca si trasforma però ben presto in un giallo da risolvere, perchè una delle amiche di un tempo, Anita, scompare e viene trovata senza vita, lasciando così un marito facoltoso ed un bambino autistico.
Fosca si trova così ad indagare su un mistero che diventa sempre più cupo passo dopo passo, coinvolgendo persone e affari, fino alla soluzione finale.
L’intervista con Lucia Berardi
La giornalista Fosca torna nel suo luogo d’infanzia e si trova ad indagare su un delitto. Come nasce questo romanzo?
Nell’estate 2023 sono stata per la prima volta in val Maira per un periodo di vacanza. Ho affittato una casa in mezzo a un bosco, a Celle di Macra, dove pareva di essere fuori dal mondo. Il silenzio, la solitudine, il buio della notte mi affascinavano, ma ispiravano anche un profondo senso di mistero. Ho immaginato qualcosa che potesse scuotere la tranquillità di quei luoghi, così è nata la storia che poi ho scritto.
Ci racconti Fosca?
Avevo ideato il personaggio di Fosca per una storia precedente, scritta dopo un viaggio in Mauritania. In quel caso la giornalista, incaricata di svolgere un reportage turistico sul deserto, si era trovata a indagare sul fenomeno nascosto della schiavitù ancora presente in quel paese.
Fosca, infatti, è intraprendente, coraggiosa, pronta a mettersi in gioco – a suo rischio e pericolo – per portare alla luce varie forme di ingiustizia che trova sul suo cammino.
È una donna molto bella, dal fascino esotico, avendo origini etiopi da parte materna.
Il suo personaggio, tuttavia, non manca di ombre: quasi all’apice della carriera deve affrontare una grave malattia che la tiene a lungo lontana dal lavoro e influenza negativamente la sua vita affettiva.
In lei e nella sua storia familiare s’intuisce un mistero, adombrato anche dal nome.
Le amicizie di un tempo sono cresciute, sono cambiate. Ci sono storie non dette e segreti. Che mondo ritrova Fosca?
Quello del ritorno ai luoghi e ai compagni dell’adolescenza è uno dei sottotemi presenti nel romanzo. Quasi nulla è rimasto come una volta, tranne i bellissimi paesaggi della Val Maira, poco toccati dal turismo di massa. Fosca si muove con circospezione tra le vecchie conoscenze, scoprendo segreti e realtà inquietanti, di cui non si parla volentieri, ma ritrovando anche la solidarietà di un’amica vera.
Tra i tanti personaggi ce n’è uno decisamente particolare. Chi è Bruno?
Bruno Aimar è il prototipo del montanaro solitario e impenetrabile, dai modi bruschi e poco rassicuranti. Gentile con gli animali e i bambini, è quasi incapace di comunicare con gli adulti, specialmente con chi rappresenta la legge. È una sorta di outsider ai margini dalla sua ristretta comunità… in caso di delitto, è il sospettato ideale.
Ho cercato di creare personaggi molto diversi fra loro, quindi ben distinguibili. Nel corso della vicenda, poi, ciascuno di essi rivela caratteristiche più complesse, che non si notano a prima vista.
Teatro della vicenda è la Val Maira. Che rapporto hai con questo spicchio di Piemonte?
Conoscevo la Val Maira per alcune gite fatte in passato, ma non vi avevo mai soggiornato. Negli ultimi anni ho scoperto la bellezza selvaggia dei suoi valloni laterali, delle sue borgate silenziose, in parte disabitate, delle chiese e delle cappelle che nascondono inattesi tesori d’arte. Ho incontrato persone accoglienti e amichevoli. Quando vado a Celle, ormai, mi sembra di tornare a casa.
Credo che amare un luogo, imparare a conoscerlo, sia importante per ambientare una storia. Mi piace sempre partire da alcuni dati di realtà – un dipinto, un paesaggio, un antico mestiere – per poi lasciar correre la fantasia.
L’indagine porterà Fosca a collaborare anche con la PM Augusta. Siamo di fronte a due donne forti e sicure?
Fosca e Augusta sono due donne diverse ma complementari, fatte per intendersi.
Amano entrambe la giustizia non solo formale, e hanno il coraggio di cercarla anche con mezzi non convenzionali.
Augusta è solare, diretta, capace di ironia. Fosca talvolta è diffidente, ma è anche intuitiva e sensibile, disposta a cambiare atteggiamento con le persone di cui riconosce il valore.
Sul finale il tuo giallo aumenta di ritmo e si trasforma in un vero e proprio thriller con risvolti da spy story. Come hai costruito la struttura del romanzo?
Prima di scrivere un romanzo mi preparo sempre una “scaletta” su cui rifletto a lungo… salvo poi tradirla almeno in parte durante la stesura. A quel punto, sono i personaggi stessi a suggerire svolte narrative secondo me più adeguate, a cui in un primo tempo non avevo pensato. È stato così anche stavolta.
Volevo che ci fosse un finale a sorpresa abbastanza movimentato e ciò ha influito sul ritmo della narrazione.
Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

