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Dalle cappelle di Torino al priorato di Montalenghe: chi sono i lefebvriani presenti in Piemonte dopo il nuovo strappo con Roma
Anche se poco visibili nel dibattito pubblico, i lefebvriani hanno in Piemonte una rete ben strutturata di luoghi di culto e centri di riferimento
TORINO – La frattura tra la Chiesa cattolica e i lefebvriani si è nuovamente aggravata. Il 1° luglio, nel seminario di Écône in Svizzera, la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha consacrato quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio, un gesto che il Vaticano ha definito formalmente “atto di natura scismatica”, con conseguente scomunica automatica per i consacranti e per i neo-vescovi.
Una vicenda che riporta al centro dell’attenzione il mondo lefebvriano, realtà presente da decenni anche in Piemonte con cappelle, priorati e comunità di fedeli distribuiti tra Torino, il Cuneese e il Canavese.
Chi sono i lefebvriani
I lefebvriani prendono il nome da monsignor Marcel Lefebvre, arcivescovo francese che nel 1970 fondò la Fraternità Sacerdotale San Pio X con l’obiettivo di preservare la liturgia tradizionale preconciliare e difendere una visione fortemente critica verso le riforme del Concilio Vaticano II.
Il punto di rottura con Roma arrivò nel 1988, quando Lefebvre consacrò quattro vescovi senza l’autorizzazione di Giovanni Paolo II, provocando una storica scomunica e aprendo uno dei capitoli più delicati della Chiesa contemporanea.
Negli anni successivi i rapporti con la Santa Sede hanno vissuto fasi alterne. Benedetto XVI aveva revocato le scomuniche del 1988, aprendo una stagione di dialogo. Tuttavia, la piena comunione canonica non è mai stata ristabilita.
Con le nuove consacrazioni episcopali del 2026, la tensione è tornata ai massimi livelli. La Santa Sede ha ribadito che ordinare vescovi senza mandato pontificio rappresenta una grave lacerazione dell’unità ecclesiale.
La presenza in Piemonte
Anche se poco visibili nel dibattito pubblico, i lefebvriani hanno in Piemonte una rete ben strutturata di luoghi di culto e centri di riferimento.
Il punto più importante è il Priorato San Carlo Borromeo di Montalenghe, nel Canavese, che rappresenta uno dei principali centri italiani della Fraternità San Pio X. La struttura fu acquistata nel 1979 e da allora è diventata un luogo centrale per ritiri spirituali, catechesi, celebrazioni liturgiche e formazione religiosa. Qui risiedono stabilmente sacerdoti e religiose legati alla Fraternità.
Da Montalenghe si coordina gran parte dell’attività religiosa piemontese, comprese le celebrazioni della Messa tridentina nelle cappelle del territorio.
A Torino il riferimento principale è la Cappella Regina del Santo Rosario, dove viene celebrata regolarmente la liturgia secondo il rito tradizionale latino. La cappella rappresenta da anni un punto di aggregazione per i fedeli torinesi legati alla spiritualità preconciliare.
Nel Cuneese, invece, la Fraternità è presente con la cappella di Sanfrè, che serve i fedeli dell’area sud-occidentale del Piemonte e costituisce un presidio importante per la comunità tradizionalista locale.
Una realtà piccola ma radicata
Numericamente i lefebvriani restano una realtà minoritaria rispetto alla Chiesa cattolica ufficiale. Tuttavia, la loro presenza è stabile e ben organizzata, anche in Piemonte.
La recente consacrazione dei nuovi vescovi potrebbe segnare un passaggio storico per la Fraternità San Pio X. Da un lato la volontà di garantire continuità alla propria struttura ecclesiastica; dall’altro il rischio di un ulteriore irrigidimento dei rapporti con Roma.
Intanto, tra Torino, Montalenghe e il Cuneese, le comunità piemontesi continuano a rappresentare uno dei punti di riferimento del tradizionalismo cattolico nel Nord Italia. In un momento di forte tensione con il Vaticano, anche questi luoghi tornano inevitabilmente sotto i riflettori.
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