BiellaCronaca
Caso Delmastro, la Giunta della Camera dice “no” alle chat con Caroccia: i 5 stelle occupano i banchi del governo
Negata l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza tra Delmastro e Caroccia
ROMA – La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha espresso parere negativo sulla richiesta avanzata dalla procura di Roma per l’acquisizione dei messaggi di testo e delle chat tra il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e il ristoratore Mauro Caroccia.
Il centrodestra ha votato a favore della proposta del relatore del testo, l’azzurro Pietro Pittalis, negando l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza. La decisione, filtrata da fonti parlamentari, non chiude definitamente la partita giuridica: la pratica passa ora all’esame dell’Aula di Montecitorio, a cui spetterà il verdetto finale e vincolante sulla concessione dell’autorizzazione.
Tensione a Palazzo Madama: la protesta dei Cinque Stelle
Il no della Giunta ha immediatamente infiammato il dibattito politico, provocando forti tensioni al Senato. I parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno messo in atto una azione di protesta abbandonando i propri scranni e occupando i banchi riservati al governo.
I senatori pentastellati hanno esposto cartelli con il messaggio direttivo “Fuori le chat” per denunciare lo stop all’acquisizione degli atti d’indagine. L’esplodere della contestazione ha costretto la presidente di turno di Palazzo Madama, Mariolina Castellone, a sospendere temporaneamente la seduta.
Il caso
La vicenda ruota intorno alla “Bisteccheria d’Italia”, ristorante aperto nell’aprile 2024 sulla via Tuscolana a Roma, e della società che lo gestisce, “Le 5 Forchette”.
A ricostruire i contorni dell’operazione davanti ai pm antimafia capitolini era stato Mauro Caroccia, interrogato insieme alla figlia Miriam, oggi diciannovenne. Secondo l’accusa, i due avrebbero utilizzato l’attività di ristorazione per ripulire denaro riconducibile alla camorra. Una tesi che la difesa respinge, ma che si intreccia con la presenza di nomi rilevanti del panorama politico piemontese.
Tra questi figura Andrea Delmastro, all’epoca sottosegretario alla Giustizia, che – secondo quanto riferito – avrebbe contribuito con 45 mila euro alla nascita dell’impresa. Un intervento economico che il legale della famiglia Caroccia, Fabrizio Gallo, ha definito come una sorta di anticipo: “La ‘beneficenza’ consiste nel fatto che ha anticipato i fondi e che se li sarebbe poi ripresi dall’attività commerciale”, ha spiegato uscendo dalla procura.
Le 5 forchette
Nella compagine societaria iniziale figuravano anche altri esponenti politici: l’ex vicepresidente regionale Elena Chiorino, l’ex assessore biellese Cristiano Franceschini e il consigliere regionale Davide Zappalà, tutti successivamente usciti dalla società. A Miriam Caroccia, allora appena diciottenne, era stato attribuito il 50% delle quote.
Secondo la difesa, i fondi necessari all’avvio dell’attività sarebbero arrivati proprio da Biella attraverso bonifici tracciabili. Un sostegno che, sempre secondo il legale, si inserirebbe in un rapporto di fiducia nato tra Delmastro e Caroccia tra il 2022 e il 2023, grazie alla mediazione del caposcorta del sottosegretario nella Capitale. “È stato l’unico che ha teso una mano a Caroccia”, ha aggiunto Gallo, sottolineando come il ristoratore si trovasse in una situazione di difficoltà, anche a causa di presunte intimidazioni subite da ambienti della criminalità organizzata.
I rapporti con la Mafia
Resta però un elemento che complica il quadro: Caroccia è stato condannato in via definitiva come prestanome del clan Senese, circostanza che rende ancora più delicata la ricostruzione dei rapporti e dei flussi finanziari legati alla nuova attività.
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