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Il “ras delle soffitte” e gli alloggi fatiscenti a Torino: le associazioni chiedono più tutele per gli inquilini

Paolo Monti, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

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Paolo Monti, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

TORINO – Un continuo via vai di persone davanti agli uffici di corso Principe Oddone, a Torino, dove hanno sede alcune delle società riconducibili a Giorgio Maria Molino, l’immobiliarista conosciuto come il “ras delle soffitte”. Da decenni gestisce centinaia di immobili, tra soffitte, bassi fabbricati e locali spesso in condizioni precarie, affittati soprattutto a persone straniere escluse dal mercato immobiliare tradizionale.

Secondo quanto ricostruito da Altreconomia, molti degli alloggi versano in condizioni di forte degrado: corridoi invasi da rifiuti, impianti elettrici scoperti, porte divelte e ambienti privi dei requisiti minimi di sicurezza. Emblematico il caso di uno stabile di corso Vigevano, evacuato dopo un incendio alla fine di febbraio, dove vivevano una cinquantina di persone. Pochi mesi prima, un altro incendio aveva colpito un diverso edificio della stessa proprietà.

Attivisti e associazioni che seguono gli inquilini raccontano di persone costrette ad accettare sistemazioni degradate pur di avere un tetto. In alcuni casi, sostengono, i contratti sarebbero intestati a terzi, con conseguenti difficoltà anche nell’ottenere la residenza.

L’attività di Molino è finita più volte sotto la lente della magistratura. Nel marzo 2024 il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro di quasi 4 milioni di euro disposto dalla Procura di Torino nell’ambito di un’indagine per presunta evasione fiscale. In precedenza l’immobiliarista era stato coinvolto anche in altri procedimenti giudiziari, tra cui un’inchiesta per tentata corruzione e ulteriori accertamenti della Guardia di Finanza.

Secondo chi si occupa del diritto all’abitare, il caso Molino rappresenta però solo una parte di un problema più ampio: la grave carenza di alloggi accessibili a Torino spinge molte persone ad accettare condizioni abitative che, in circostanze normali, sarebbero considerate inaccettabili.

Proprio per questo, decine di associazioni e realtà cittadine hanno promosso la proposta di delibera popolare “Vuoti a rendere”, con cui chiedono al Comune di contrastare l’abbandono del patrimonio edilizio pubblico e privato, censire e recuperare gli alloggi sfitti e rafforzare le tutele per il diritto alla casa. Secondo i promotori, solo aumentando l’offerta di abitazioni accessibili sarà possibile ridurre il ricorso al mercato degli alloggi degradati e limitare il potere di chi prospera sull’emergenza abitativa.

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