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Rinnovata licenza ambientale AIA a Syensqo di Spinetta Marengo, con restrizioni su emissioni. Comitato Stop Solvay contrariato

La Conferenza ha stabilito che l’azienda chimica dal 1° gennaio 2027 dovrà cessare definitivamente la produzione del cC6O4

Marco Lovisolo

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Una manifestazione organizzata dal Comitato Stop Solvay nel 2023

ALESSANDRIA – Si è conclusa oggi l’istruttoria per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo (AL). L’AIA è il provvedimento autorizzativo necessario per legge per l’esercizio di un impianto e prevede le misure intese ad evitare o ridurre le emissioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo, nel rispetto dei principi della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile.

A incontrarsi in questa seconda e ultima seduta della Conferenza dei servizi per esaminare la questione, la Provincia di Alessandria, il Comune di Alessandria, Arpa Piemonte e l’ASL AL.

L’azienda dovrà presentare un piano pluriennale per la tutela delle acque

Secondo quanto diffuso da Arpa Piemonte in una nota, il quadro autorizzativo emerso è significativamente più restrittivo rispetto al precedente. Sono state introdotte prescrizioni innovative relativamente ai valori limite di emissione in atmosfera dei PFAS, in un percorso di progressiva riduzione delle emissioni e di miglioramento degli impianti e dei sistemi di controllo.

La Conferenza ha stabilito che l’azienda chimica dal 1° gennaio 2027 dovrà cessare definitivamente la produzione del cC6O4, un composto appartenente alla categoria generale dei PFAS. Da quella data il relativo utilizzo sarà limitato esclusivamente alle quantità ancora presenti presso il sito, destinate alla realizzazione di due soli prodotti per i quali non esiste ad oggi una soluzione tecnologica alternativa e che complessivamente rappresentano circa l’1% dei volumi totali di prodotto finito dello stabilimento.

Il nuovo quadro prescrittivo ha individuato valori limite specifici per la sommatoria dei PFAS, nonché limiti dedicati per PFOA e PFOS, applicati fin dal rilascio del provvedimento autorizzativo a tutti i camini dello stabilimento asserviti agli impianti che utilizzano e/o hanno utilizzato tensioattivi PFAS. Per tutti i camini interessati da tali emissioni viene introdotto sin da subito, per il parametro “somma di PFAS” (tra cui sono ricompresi anche il cC6O4, l’ADV, il PFOA e il PFOS),  un limite pari a 10 µg/Nmc (microgrammi per metro cubo), destinato a essere dimezzato a 5 µg/Nmc dal 1° luglio 2027.

Sul fronte della tutela delle acque, il nuovo provvedimento prevede da parte del gestore la presentazione di un piano pluriennale per la gestione e riqualificazione delle reti idriche interrate.

Syensqo dovrà elaborare una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) Per il monitoraggio, è stata individuata Arpa Piemonte quale soggetto incaricato.

Comitato Stop Solvay: «Ancora una volta, non si parla di bonifica»

«Si è scelta la strada del compromesso, concedendo l’ennesima autorizzazione a proseguire un modello industriale che ha già prodotto conseguenze gravissime per questo territorio, ma la Fraschetta non è disposta a diventare la discarica di Solvay» il duro commento del Comitato Stop Solvay, che da anni si batte per fermare la contaminazione da PFAS, organizzando anche presìdi e manifestazioni.

Secondo gli attivisti, i provvedimenti decisi nella Conferenza dei servizi non sono sufficienti:

«Prendiamo atto di questi elementi, che arrivano dopo anni di mobilitazioni, denunce, studi indipendenti e pressioni esercitate da cittadini, comitati e associazioni. Ma mentre si annuncia la fine del cC6O4, si autorizza la prosecuzione delle emissioni di PFAS e composti fluorurati per anni ancora, attraverso un percorso graduale che arriverà fino al 2030. Per noi questo è il cuore della questione. Perché la Fraschetta non è una zona di sacrificio, non è il luogo dove si può continuare a scaricare il costo delle attività industriali in attesa che arrivino tempi migliori. In questi anni abbiamo scoperto di avere PFAS nel sangue. Abbiamo visto confermata la contaminazione di aria, acqua e suolo. A novembre inizierà un processo per disastro ambientale. Eppure la risposta delle istituzioni continua a essere la stessa: ancora tempo.

Tempo che però non stanno facendo perdere a loro stessi.

Lo stanno facendo perdere a una comunità che da anni convive con le conseguenze della contaminazione.

E in tutto questo, ancora una volta, non si parla di bonifica.

Non si parla di come restituire sicurezza a un territorio contaminato. Non si parla di come rimuovere gli inquinanti che per decenni sono finiti nell’ambiente. Non si parla di come affrontare l’eredità lasciata da anni di produzioni che oggi tutti riconoscono come problematiche.

A noi sembra assurdo che, dopo tutto quello che è emerso, si continui a ragionare su quanti anni concedere alle emissioni invece che su come fermarle nel più breve tempo possibile».

«Continueremo a chiedere ciò che chiediamo da anni: stop alla produzione e all’utilizzo dei PFAS, vecchi e nuovi, bonifica integrale del territorio, tutela sanitaria reale per la popolazione esposta» conclude il Comitato.

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