CronacaEconomiaNovara
Traffico illecito di rifiuti tra VCO e Novara, Legambiente: «Un fenomeno che mette a rischio ambiente e salute»
La dura denuncia di Legambiente ricorda che il Piemonte non è immune alla criminalità ambientale
NOVARA – Otto persone arrestate, migliaia di tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente e presunti collegamenti con la criminalità organizzata. È il quadro emerso dall’operazione “Terre Pulite”, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Verbania e dal Gruppo Forestale di Verbania, che ha portato alla luce un presunto traffico illecito di rifiuti nel settore del movimento terra tra le province del Verbano-Cusio-Ossola e di Novara.
Secondo quanto contestato dagli investigatori, gli arrestati sarebbero gravemente indiziati, a vario titolo, di diversi reati ambientali. Le indagini avrebbero inoltre evidenziato collegamenti con la cosca di ‘ndrangheta Morabito-Palamara-Bruzzaniti e con soggetti ritenuti vicini alla cosca Iamonte.
La discarica abusiva di Paruzzaro
Al centro dell’inchiesta figura una presunta discarica abusiva situata a Paruzzaro, in provincia di Novara, dove, secondo l’accusa, per lungo tempo sarebbero stati conferiti illegalmente ingenti quantitativi di rifiuti provenienti da numerosi cantieri edili del VCO e del Novarese.
Gli investigatori stimano che siano state smaltite illecitamente circa 12 mila tonnellate di rifiuti inerti, oltre a 500 tonnellate di terre da scavo contaminate da idrocarburi e IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), sostanze considerate potenzialmente tossiche e cancerogene.
L’ipotesi accusatoria sostiene inoltre che parte del materiale, pur essendo formalmente classificato come rifiuto e privo delle necessarie analisi chimiche, sarebbe stato successivamente rivenduto a terzi.
Legambiente: «I reati ambientali sono in crescita»
Sull’operazione è intervenuta Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, che ha sottolineato come il fenomeno dei reati ambientali rappresenti una criticità sempre più rilevante sul territorio regionale.
«I reati ambientali sono sempre più presenti sul territorio piemontese – afferma De Marco – come dimostrano i dati del dossier Ecomafia. Dei 1.659 reati ambientali accertati nel 2024, il 37%, pari a 615 episodi, riguarda il traffico illecito di rifiuti. Si tratta di un settore che merita la massima attenzione».
Secondo la presidente regionale dell’associazione ambientalista, «la distribuzione di materiale potenzialmente contaminato da sostanze pericolose rappresenta un serio rischio per l’ambiente, gli ecosistemi e la salute pubblica». De Marco ha inoltre ricordato il Protocollo d’Intesa sottoscritto lo scorso giugno tra Regione Piemonte e Prefettura, ribadendo la disponibilità di Legambiente a collaborare con le autorità competenti.
«Anche il nord-est piemontese non è immune»
Sulla vicenda è intervenuto anche Massimiliano Caligara, presidente del Circolo Legambiente “Gli Amici del Lago” di Arona, evidenziando come il territorio del nord-est piemontese non sia estraneo ai fenomeni di criminalità ambientale.
«Le nostre aree periferiche non sono immuni dalle infiltrazioni dell’ecomafia», ha dichiarato, ricordando la partecipazione del circolo alla presentazione del dossier Ecomafia 2025 e il lavoro svolto negli ultimi anni sul fronte della legalità ambientale.
Caligara ha infine sottolineato la collaborazione già avviata con i Carabinieri Forestali sul territorio, definendola uno strumento importante per la tutela dell’ambiente e il contrasto ai reati ambientali.
L’inchiesta prosegue per chiarire tutte le responsabilità e verificare l’effettiva estensione del presunto sistema illecito contestato dagli investigatori. Come previsto dall’ordinamento, le accuse dovranno essere vagliate nel corso del procedimento giudiziario e la responsabilità degli indagati potrà essere accertata solo con una sentenza definitiva di condanna.
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