CulturaIntervistePiemonte
Voci di donne in Piemonte raccontate da Elisabetta Dellavalle
L’intervista con Elisabetta Dellavalle
TORINO – 39 giorni e 39 figure di donne piemontesi (che in realtà sono decisamente di più). I giorni sono quelli che vanno dal 25 aprile al 2 giugno, le donne sono alcune di quelle che hanno contribuito a costruire questo Paese, a fare la Storia d’Italia, alcune delle quali (se non tutte) avrebbero meritato maggiore attenzione in questi ultimi 80 anni di Repubblica.
Voci di donne in Piemonte, Interlinea, è una veloce e affascinante carrellata che Elisabetta Dellavalle ci regala su una serie di donne note e meno note, dedicando a ciascuna di loro un giorno di quei 39 fondamentali per la nascita dell’Italia libera.
Troviamo partigiane e staffette, insegnanti e medici, studiose e intellettuali. Alcune sono note, come Ada Prospero Marchesini Gobetti o Alba Spina, altre molto meno, come Francesca Armosino, terza moglie di Garibaldi o Lina Guenna Borgo, insegnante. Tutte sono piemontesi, non tutte sono legate alla Resistenza. L’autrice ci porta in un viaggio che parte dall’800 e traccia un panorama tutto al femminile di figure che meritano sempre di essere ricordate.

Le Caterinette, le sartine di Torino
L’intervista con Elisabetta Dellavalle
Donne piemontesi che hanno scritto un pezzo di Storia d’Italia. Come è nato questo lavoro?
Voci di Donne in Piemonte nasce dall’esigenza di dare ‘voce’ a quelle donne che, magari molto conosciute in vita e che hanno contribuito fattivamente nei loro campi d’azione – sono oggi in parte dimenticate, soprattutto al di fuori dei luoghi in cui vivono ed operano.
Il tema del ‘recupero della memoria al femminile’ mi sembra cogente soprattutto in questo 2026, anno in cui celebriamo sia 80 anni della Repubblica che la conquista, da parte delle donne, del diritto/dovere di voto. Conquista che in Italia arriva colpevolmente molto in ritardo e dopo una dittatura militare e patriarcale, e che le donne già mettono in pratica votando, durante le amministrative del 1946, in quelle città che aprono i seggi in primavera, come accade a Alessandria, Asti, Cuneo, Novara e Vercelli, mentre a Torino si vota il 10 novembre.
Quindi non per tutte le italiane il voto del 2 giugno è il primo voto ma è di certo centrale nella loro vita perché contribuiscono, e al Nord sono più del 90% le votanti, a scegliere la Repubblica e soprattutto i membri dell’Assemblea costituente.
Sono le donne al voto che scelgono le 21 ‘Madri’ della Repubblica, tre delle quali sono torinesi e del PCI, Angela Minella, Rita Montagnana e Teresa Noce, alle quali dedico, ovviamente, l’ultimo capitolo del mio libro, il 2 giugno.
Il libro è organizzato in capitoli/giorni che vanno dal 25 aprile al 2 giugno. Perchè questa scelta?
Oltre a questo, avevo da tempo in mente di ‘collegare’ con un filo storico ed emozionale importante, le due date simbolo della nostra Italia democratica, il 25 aprile e il 2 giugno e, seguendo questo ‘calendario laico’, raccontare, giorno dopo giorno, le vite di altrettante donne, o gruppi di donne che lottano per una sola e giusta causa, in 39 capitoli loro dedicati. “Sono figure piemontesi vissute tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Duemila che, con le loro scelte e il loro coraggio, hanno contribuito – in alcuni casi pagando con la vita – alla nascita dello stato democratico”, recita la quarta di copertina, che specifica che “sono partigiane, intellettuali, artiste, medici, lavoratrici e non solo: queste donne, alcune immeritatamente dimenticate, si sono battute con la voce e con le azioni per gli ideali di libertà e di uguaglianza nella convinzione che ognuna di loro: «può entrare nella vita politica del paese. Come ha saputo lottare durante la guerra di Liberazione, capace di continuare il suo cammino verso la ricostruzione”: così nella prefazione, che firmo con Enrico Pagano direttore di Istorbive, l’Istituto storico capofila di progetto.
L’idea è stata subito sostenuta da Roberto Cicala, direttore di Interlinea edizioni, che l’ha seguita, insieme al suo staff, quasi tutto ‘al femminile’, con attenzione e passione, soprattutto organizzandone la presentazione allo scorso Salone del Libro di Torino. Domenica 19 maggio, nella Sala Arancio della Regione Piemonte, le mie ‘donne’ hanno ripreso voce e volto – ho potuto portato le loro immagini – grazie al dialogo con la scrittrice Laura Bosio che, autrice dell’introduzione, ha dato loro nuova vita: ”Lungo la via della Liberazione, dal 25 aprile al 2 giugno, quando ottanta anni fa alle donne venne finalmente riconosciuto il diritto di voto, Elisabetta Dellavalle fa rivivere un corteo di donne d’una bellezza senza aggettivi: 39 giorni e 39 figure che hanno contribuito in modo determinante, da vari angoli di Piemonte, alla nascita di un mondo nuovo e più aperto».
Chi sono le donne che racconti?
Sono Donne Resistenti, tutte. Resistenti alle ingiustizie, ai soprusi, ai pregiudizi.
Resistenti in ogni tempo: nella monarchia, nella dittatura e nella Resistenza. Simboli di una forza che non si può dimenticare, quella della lotta per la Libertà.
Oltre alla dimensione spaziale, il Piemonte come regione di nascita e quasi sempre anche di vita, ho dovuto darmi un limite temporale che mi permettesse sia di accedere a notizie biografiche ma che, nello stesso tempo, non fosse contemporaneo.
Ho deciso quindi un lasso temporale tra la metà dell’Ottocento, la più ‘lontana’ nel tempo è Maria Antonietta Torriani la scrittrice al femminile conosciuta come la Marchesa Colombi, che è nata nel 1840 a Novara e la metà del Novecento: la più recente è Rossana Benzi che, nata nel 1948, ha portato avanti battaglie per l’uguaglianza e i diritti dalla sua camera di ospedale, chiusa nel polmone d’acciaio, simbolo di tenacia e forza per tutte e tutti.
Appaiono al lettore così, quindi, seguendo la ‘scansione della loro data di nascita, giorno dopo giorno, senza altro filtro. Si ritrovano quindi, una dopo l’altra, donne che hanno operato nei vari campi del sapere e della pedagogia, del giornalismo e dell’educazione, dell’arte e della scienza, della medicina e dello sport, accomunate dalla loro grinta, dalla voracità curiosa con la quale hanno dato battaglia agli stereotipi e al patriarcato.
Mi premeva molto che fossero qui rappresentate tutte le province piemontesi e ringrazio quei colleghi degli Istituto storici di Asti, Alessandria, Cuneo, Novara e VCO che mi hanno suggerito alcune biografie molto interessanti e che ho inserito nel mio lavoro.

Emma Strada
Oltre alle figure singole ci sono alcune “categorie”, come le mondine di Vercelli e le sartine di Torino. Come entrano in questa storia?
Questa scansione temporale viene interrotta solo dalle date ‘simboliche’: il 25 aprile ha i nomi delle giovani staffette cadute Santina Riberi e Rosanna Re; il 1 maggio ricorda il lungo sciopero delle sartine torinesi, le ‘Caterinette’, mentre il 1 giugno è giustamente dedicato alle mondine di Vercelli che 120 anni fa, il 1 giugno del 1906, ottennero le 8 ore di lavoro in risaia.
Sono tante ma il loro cuore ha battuto – come ancora oggi batte quello di chi affronta battaglie sociali e comuni – all’unisono. Tante ma tutte insieme hanno affrontato e conquistato ciò per cui lottavano.
Ci sono donne molto note ed altre davvero quasi sconosciute. Ci segnali qualcuna di queste?
Tra le torinesi spiccano le storie di Emma Strada, la prima donna ingegnere civile d’Italia, laureata al Politecnico di Torino nel 1908 e di Maria Velleda Farnè, la prima a laurearsi in medicina e chirurgia a Torino nel lontano 1878.
Poi Paola Bologna, tennista ai Giochi Olimpici di Parigi del 1924 e contemporaneamente artista affermata, direttrice de La Gazzetta dei Piccoli e famosa per le deliziose ceramiche che firma per la LENCI.
E’ torinese anche Eugenia Burzio, la diva del melodramma che gira il mondo diretta da Toscanini e che per prima capisce l’importanza della ‘memoria sonora’: 1910, 116 anni fa, incide la sua voce, l’aria di Leonora ‘Madre, pietosa vergine’, da ‘La forza del destino’ di Giuseppe Verdi.
Evangelina Alciati è invece la prima donna ammessa all’Accademia Albertina di Torino. Esponente dell’avanguardia con Casorati, Rigotti, Sartoris, Sobrero, nel 1912 è all’Internazionale di Venezia. Ora un suo ‘Ritratto d’uomo’ è alla GAM.
Mi è molo cara Emilia Mariani, giornalista e suffragetta, fondatrice a fine Ottocento di numerose riviste femminili, tra cui ‘L’Italia femminile’, diretto poi da Rina Faccio, ovvero Sibilla Aleramo, che dal 1906, con il ‘Comitato pro voto donne’ di Torino, combatte per il suffragio femminile, diffonde le idee di parità salariale fra uomo e donna, di divorzio, di paternità consapevole: è da questa Torino di fine Ottocento, inizio Novecento, che attingono le loro energie le giovani donne che poi diventeranno le nostre Costituenti.
C’è una di queste donne che ti ha ispirato più di altre nell’affrontare la sua storia?
Intanto il rammarico più grande è per tutte quelle che non hanno qui trovato spazio, e ce ne sono ancora tante da raccontare, davvero tante.
Difficile sceglierne una, perché nel cercare notizie su ognuna di loro sono ‘scesa’ nelle loro vite, nella loro intimità. Mi sembra ora di conoscerle tutte e davvero. Difficile è stato, quindi, ‘condensarne’ le vicende in meno di tremila battute e far risaltare il meglio, il coraggio, la forza interiore di ognuna di loro nelle due pagine a loro dedicate.
Alcune di queste donne hanno vissuto esperienze molto difficili, soprattutto negli anni formativi dell’infanzia e dell’adolescenza, ma ne hanno tratto un’energia incredibile e la voglia di riscatto le ha portate a grandi successi, sempre costruiti sul lavoro e la tenacia.
Nulla arriva per caso, meno che mai per le donne di ieri e di oggi e, temo, anche per quelle di domani.
Voci di Donne non vuole essere una ricerca approfondita né ha la pretesa di essere un testo ‘storico’, anche se leggendolo dalla prima all’ultima biografia seguendone l’andamento cronologico la Storia d’Italia emerge forte e chiara, ma vuole solleticare la curiosità, far uscire dalla muffa e dalla nebbia del tempo queste donne, tutte molto belle e moderne, e dare loro nuova luce.
Si, dare nuova luce.

Eugenia Burzio
Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

