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CronacaVercelli

’Ndrangheta, domiciliari per Antonio Raso: il boss della locale di Santhià lascia il carcere

Raso era detenuto in regime di 41 Bis e attualmente si trova ricoverato in ospedale a Napoli

Gabriele Farina

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TORINOAntonio Raso, 84 anni, lascia il carcere e passa agli arresti domiciliari. Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia ha disposto la misura nei confronti dell’uomo, condannato in via definitiva a 14 anni di reclusione come capo della «locale» di ’Ndrangheta attiva a Santhià, nel Vercellese.

Raso era detenuto in regime di 41 Bis e attualmente si trova ricoverato in ospedale a Napoli. Alla luce delle sue gravi condizioni di salute, il tribunale ha disposto il trasferimento in un appartamento, il cui indirizzo è stato mantenuto riservato.

Alla base della decisione, oltre alle condizioni cliniche dell’84enne, ci sarebbe anche la valutazione secondo cui Raso non rappresenterebbe più un concreto pericolo sociale. Una decisione che consente dunque al detenuto di lasciare il regime carcerario, pur restando sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.

L’inchiesta della Dda di Torino

La vicenda giudiziaria di Antonio Raso affonda le proprie radici nell’inchiesta condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino nel 2016, che aveva portato all’arresto di numerosi esponenti della famiglia Raso, residenti tra Dorzano e Cavaglià, nel Biellese.

Secondo quanto emerso dalle indagini, Raso, originario di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, e conosciuto con il soprannome di «Tartagna», avrebbe avuto un ruolo di vertice nella cosca, esercitando la propria influenza dal territorio biellese.

L’indagine aveva ricostruito una presenza strutturata della ’Ndrangheta nel territorio piemontese, con particolare riferimento alla cosiddetta «locale» di Santhià.

Le estorsioni a locali e night club

Tra gli episodi contestati nell’ambito dell’inchiesta erano emerse anche presunte attività estorsive ai danni di locali e night club della zona.

Le intimidazioni sarebbero state accompagnate da episodi particolarmente gravi, tra cui incendi e un sequestro temporaneo. Un quadro che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe evidenziato la capacità del gruppo di esercitare pressioni e controllo sul territorio attraverso la minaccia.

Il procedimento giudiziario si è concluso, per Antonio Raso, con una condanna definitiva a 14 anni di carcere.

I figli ancora detenuti

La vicenda della famiglia Raso non si è però esaurita con la condanna del capofamiglia. Due dei figli di Antonio Raso, Diego ed Enrico, risultano tuttora detenuti.

Il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Perugia segna quindi una nuova fase nella storia giudiziaria di Raso: dopo gli anni trascorsi in carcere e il regime di 41 Bis, l’84enne potrà proseguire la detenzione agli arresti domiciliari, anche in considerazione delle sue condizioni di salute.

L’indirizzo della nuova abitazione è stato mantenuto riservato.

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