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El Niño verso livelli record: cosa può succedere in Piemonte tra autunno e inverno
Secondo Arpa Piemonte, gli effetti sull’Europa iniziano a manifestarsi soprattutto dall’autunno inoltrato
TORINO – Il 2026 potrebbe entrare nella storia climatica non soltanto per le temperature eccezionali registrate nei mesi estivi, ma anche per un fenomeno che si sviluppa dall’altra parte del pianeta e che potrebbe condizionare, seppure indirettamente, anche il clima europeo nei prossimi mesi. È El Niño, il periodico riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale.
Secondo gli ultimi aggiornamenti analizzati da Arpa Piemonte, l’episodio attualmente in corso potrebbe diventare uno dei più intensi degli ultimi decenni, con effetti destinati a protrarsi almeno fino all’inizio del 2027.
El Niño verso un possibile record
El Niño è un fenomeno naturale che si manifesta attraverso un anomalo riscaldamento delle acque del Pacifico orientale, in prossimità dell’America Latina. Il fenomeno si alterna ciclicamente alla fase opposta, La Niña, con una periodicità variabile generalmente tra due e sette anni.
A misurare l’intensità del fenomeno sono diversi indici. Uno dei più utilizzati è il Nino 3.4, relativo a una porzione del Pacifico equatoriale centrale. Ed è proprio questo indicatore a destare particolare attenzione.
Le previsioni del Centro meteorologico europeo ECMWF indicano infatti che il valore dell’indice potrebbe superare i +3,5 °C tra novembre e dicembre 2026.
Numeri che, se confermati, renderebbero l’episodio attuale eccezionale. La WMO stima infatti al 69% la probabilità che El Niño diventi un evento storico, superando i principali episodi osservati dal 1950. Arpa Piemonte sottolinea inoltre che già ad agosto 2026 l’anomalia avrebbe superato i precedenti massimi considerati e potrebbe raggiungere un nuovo picco durante l’inverno 2026-2027.
Che cosa significa per il Piemonte?
Qui è necessaria una precisazione. El Niño non significa automaticamente più caldo o più pioggia in Piemonte. La sua influenza sull’Europa è infatti indiretta e arriva con un certo ritardo, perché il fenomeno modifica la circolazione atmosferica su scala planetaria e gli effetti vengono poi modulati da numerosi altri fattori.
Il riscaldamento del Pacifico modifica infatti la circolazione atmosferica, influenzando temperature, precipitazioni e frequenza degli eventi estremi in diverse aree del mondo. Gli effetti più evidenti si registrano nelle regioni direttamente interessate dal fenomeno, mentre sull’Europa l’influenza è più complessa e meno immediata.
Secondo Arpa Piemonte, gli effetti sull’Europa iniziano a manifestarsi soprattutto dall’autunno inoltrato. La grande quantità di energia disponibile nell’atmosfera, sommata al riscaldamento globale, potrebbe favorire condizioni favorevoli a fenomeni meteorologici estremi.
Dopo l’estate record arriva un autunno molto piovoso
Intanto, il Piemonte si lascia alle spalle un’estate eccezionalmente calda e siccitosa.
L’ultima ondata di calore, iniziata alla fine di agosto, si è conclusa martedì 8 settembre. Il momento più significativo è stato però il 5 settembre, quando la temperatura media delle massime sull’intero territorio regionale ha raggiunto 28,5 °C, con una media di circa 33 °C in pianura e un picco di 37,4 °C a Villanova Solaro, nel Cuneese. È stato il giorno di settembre più caldo della serie storica di Arpa Piemonte, iniziata nel 1958.
E i record non si sono fermati a un’unica giornata. Tra il 3 e il 7 settembre, 160 stazioni della rete Arpa, circa il 58% dei sensori, hanno registrato il proprio record di temperatura massima per settembre. Sono stati numerosi anche i record delle temperature minime più alte, con 137 stazioni interessate.
Ora il quadro è destinato a cambiare.
Le proiezioni stagionali del Centro europeo ECMWF indicano per il Piemonte un autunno caratterizzato da un flusso atlantico più attivo, con perturbazioni frequenti dirette verso l’Europa occidentale e il Mediterraneo.
Settembre potrebbe mantenere precipitazioni complessivamente vicine alla norma, concentrate soprattutto nella parte finale del mese. I mesi successivi mostrano invece un segnale più netto verso precipitazioni superiori alla media.
Temperature ancora sopra la media e neve in montagna
La pioggia non sarà però necessariamente accompagnata dal freddo.
Le previsioni indicano infatti temperature superiori alle medie climatologiche per gran parte dell’Europa meridionale. Per il Piemonte questo potrebbe tradursi in un autunno e inizio inverno miti e molto umidi, con possibili precipitazioni abbondanti.
Una conseguenza particolarmente interessante riguarda la neve: con temperature più elevate, la quota neve potrebbe rimanere inizialmente alta, limitando le prime nevicate importanti alle quote maggiori.
Inverno: mite all’inizio, più asciutto dopo
Il quadro potrebbe cambiare nuovamente con l’avanzare della stagione.
Dopo una prima fase mite e umida, secondo le proiezioni le precipitazioni potrebbero spostarsi progressivamente più a nord delle Alpi. Per il Piemonte questo significherebbe un periodo più asciutto ma ancora caratterizzato da temperature superiori alla norma.
Soltanto nella parte finale dell’inverno aumenterebbero le possibilità di irruzioni di aria fredda, anche intense ma di breve durata, con possibilità di neve a quote più basse.
Il quadro delineato da Arpa Piemonte, dunque, è quello di una stagione fredda tutt’altro che tradizionale: più pioggia e temperature miti tra autunno e inizio inverno, poi una fase più asciutta, mentre il freddo vero potrebbe arrivare soltanto più avanti.
Ma si tratta, sottolinea Arpa, di previsioni relative agli andamenti medi stagionali. Non escludono quindi episodi locali e improvvisi con condizioni completamente differenti rispetto al quadro generale.
E sullo sfondo rimane El Niño, che potrebbe raggiungere proprio nei prossimi mesi un’intensità senza precedenti nella moderna serie di osservazioni. Un altro elemento di un clima globale sempre più caldo e capace di produrre configurazioni meteorologiche estreme.
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