BiellaCronaca
Si presentò al vaccino con un braccio in silicone, dentista condannato per esercizio abusivo della professione
Oggi Russo non esercita più come dentista e lavora come igienista dentale
BIELLA – Dieci mesi di reclusione e 10 mila euro di multa. È questa la condanna inflitta dal giudice Cristina Moser a Guido Russo, l’ex dentista biellese diventato famoso durante la pandemia per aver tentato di farsi vaccinare contro il Covid presentandosi in un centro vaccinale con un braccio finto in silicone.
La sentenza, però, non riguarda direttamente quell’episodio, che nel dicembre 2021 aveva fatto il giro del mondo senza sfociare in una condanna penale. Russo è stato invece giudicato per aver continuato, secondo l’accusa, a curare i propri pazienti nonostante la sospensione disposta dall’Asl, venendo nuovamente scoperto.
Oggi Russo non esercita più come dentista e lavora come igienista dentale. La vicenda giudiziaria nasce proprio dalle contestazioni relative alla sua attività professionale durante il periodo della sospensione.
Il braccio finto che fece il giro del mondo
Il nome di Guido Russo era diventato noto nel dicembre del 2021, quando l’Italia era ancora alle prese con la campagna vaccinale contro il Covid e per alcune categorie professionali la vaccinazione era necessaria per poter lavorare.
Russo, all’epoca contrario al vaccino, si era presentato al centro vaccinale allestito nella sede Biverbanca di via Carso, a Biella, con un singolare stratagemma: sotto i vestiti indossava una sorta di corpetto al quale era fissato un braccio in silicone, con l’obiettivo di far eseguire l’iniezione sull’arto finto.
L’infermiera incaricata della vaccinazione, però, si era accorta immediatamente che qualcosa non tornava. Al momento di toccare la spalla aveva percepito una consistenza diversa da quella di un vero braccio. Anche il colore della pelle non appariva compatibile con quello del volto e dell’altro braccio dell’uomo.
Il tentativo di ingannare l’operatrice era così fallito prima ancora che potesse essere somministrato il vaccino.
Russo aveva cercato di minimizzare l’accaduto, arrivando anche a chiedere, tra le battute, di chiudere un occhio. L’infermiera aveva invece chiamato il medico di turno e la vicenda era rapidamente diventata di dominio pubblico.
La storia aveva avuto una risonanza internazionale, tanto da essere raccontata anche dal New York Times. Russo, dopo un primo periodo trascorso lontano dai riflettori, aveva poi spiegato in televisione di aver utilizzato quel sistema come forma di protesta.
Il corpetto finisce confiscato
Il curioso oggetto che aveva contribuito a rendere celebre la vicenda è tornato adesso al centro dell’attenzione, seppure soltanto marginalmente, nell’ambito del processo.
Il giudice ha infatti disposto anche la confisca del corpetto con il braccio in silicone.
Una decisione contestata dalla difesa di Russo. L’avvocato Andrea Conz ha sottolineato come il manufatto non avesse alcun collegamento con il procedimento per esercizio abusivo della professione. Il legale ha inoltre prodotto in aula due sentenze della Corte di Cassazione, sostenendo che in situazioni analoghe, relative a sospensioni disposte dall’Asl, non si configurerebbe un reato penale ma una sanzione amministrativa.
Per questo motivo, la difesa ha già annunciato il ricorso in appello.
Dalla protesta contro il vaccino alla nuova attività
La storia di Russo, dunque, torna a far parlare di sé a quasi cinque anni da quel tentativo di eludere la vaccinazione che lo aveva trasformato in uno dei volti più curiosi della cronaca della pandemia.
Ma la sentenza emessa dal tribunale di Biella riguarda un’altra vicenda: secondo l’accusa, Russo avrebbe continuato a esercitare attività odontoiatrica nonostante la sospensione, comportamento che gli è costato la condanna a dieci mesi e 10 mila euro di multa.
La difesa, però, contesta la qualificazione penale dei fatti e punta sull’orientamento della Cassazione richiamato durante il processo. La parola passa ora all’appello.
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