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A 84 anni, invalida e non autosufficiente: da tre anni attende la convenzione per la RSA
La famiglia attende ora il riscontro alla diffida del 31 agosto
MONTA’ D’ALBA – Da più di tre anni una famiglia attende che la situazione assistenziale della madre venga definita dal Servizio sanitario. Una vicenda che riguarda una donna di 84 anni, Lucia, ricoverata dal marzo 2023 in una RSA di Montà d’Alba, e che oggi continua a rimanere in una sorta di limbo: la donna è inserita nella graduatoria dell’U.V.G. dell’ASL CN2, ma la convenzione sanitaria non è ancora arrivata e l’intera retta della struttura continua a gravare sulla famiglia.
La vicenda è documentata da una serie di atti sanitari e amministrativi che la famiglia ha messo a disposizione della redazione. La questione centrale riguarda non soltanto i tempi di attesa, ma anche il grado di priorità attribuito alla donna, indicato come “differibile”.
La malattia, la non autosufficienza e il ricovero in RSA
Lucia ha oggi 84 anni. Nel 2023, dopo gravi episodi di polmonite e anemia, le sue condizioni di salute hanno reso necessario il ricovero in una RSA.
La donna è invalida al 100 per cento e percepisce l’indennità di accompagnamento. Non è autonoma negli spostamenti: non deambula, trascorre il tempo a letto oppure in carrozzina e, secondo quanto riferito dalla figlia, per essere trasferita dal letto alla carrozzina e viceversa deve essere sollevata dalle operatrici sociosanitarie.
Nel corso degli anni è stata sottoposta a diverse valutazioni specialistiche. Tra queste c’è quella effettuata l’8 febbraio 2025 da un medico chirurgo specialista in Medicina fisica e della riabilitazione, il cui referto è stato prodotto anche alla valutazione U.V.G.
Nel documento viene riportato un Indice di Barthel pari a 15 su 100. Lo stesso referto conclude: «Si conclude per anziano dipendente per tutte le funzioni motorie da assistenza continuativa».
Il quadro sanitario comprende inoltre diabete, disfagia e problemi cardiocircolatori e uditivi, condizioni che, secondo la documentazione sanitaria della famiglia, sono state diagnosticate e certificate.
La domanda alla ASL e una graduatoria che non si sblocca
Già nel 2023 la famiglia ha presentato alla ASL CN2 di Alba la domanda per l’inserimento nella graduatoria U.V.G. per l’assistenza residenziale.
Da allora, però, la situazione non si è sostanzialmente modificata. Nel 2025 e nel 2026 sono state presentate anche richieste di rivalutazione, ma Lucia è tuttora in attesa di una soluzione che consenta alla famiglia di ottenere la convenzione e, di conseguenza, almeno una parte della copertura sanitaria della retta.
Il problema è anche economico.
La retta della struttura ammonta oggi a circa 2.400 euro al mese. Una cifra che la figlia Flora sostiene ormai con crescente difficoltà, soprattutto considerando che la situazione si protrae da oltre tre anni.
«Nonostante tutte le segnalazioni formalizzate, anche con l’ausilio di avvocati, commercialisti, CAF, associazioni di categoria e medici – racconta la figlia – il risultato è stato finora soltanto quello di rimanere in graduatoria».
Il punteggio sanitario è 12, ma la posizione è la numero 96
Uno degli aspetti che la famiglia considera più problematici riguarda la posizione nella graduatoria.
Alla donna è stato attribuito un punteggio sanitario pari a 12, che corrisponde a una situazione clinica tale da richiedere un’assistenza di livello «alto incrementato».
Nonostante questo, Lucia si trova attualmente al numero 96 della graduatoria.
Per la figlia si tratta di una posizione che rischia di tradursi in un’attesa ancora molto lunga. E proprio il protrarsi dell’attesa rappresenta il principale motivo di preoccupazione, perché nel frattempo la famiglia continua a sostenere per intero il costo della permanenza nella RSA.
«A livello economico – spiega Flora – non sarà più sostenibile attendere ancora per anni prima di poter usufruire dell’aiuto del Servizio sanitario».
La classificazione come “differibile”
La questione è diventata ancora più delicata nelle ultime settimane.
Con una comunicazione del 27 agosto 2026, l’ASL CN2 ha comunicato alla famiglia che alla donna è stata attribuita una priorità definita “differibile”.
Una classificazione che è particolarmente difficile da comprendere alla luce delle condizioni di salute della madre.
La famiglia ha quindi chiesto accesso agli atti e ha ottenuto la documentazione relativa alle valutazioni U.V.G. Dai verbali, secondo quanto riferito e documentato alla redazione, emerge che la condizione di “differibilità” è stata mantenuta nel tempo, già a partire dal 2023.
Ed è proprio su questo punto che si concentra oggi la contestazione.
«Come può essere differibile una persona totalmente dipendente?»
La famiglia ritiene infatti che vi sia una contraddizione tra la classificazione della priorità e il quadro clinico riportato nelle stesse valutazioni.
La figlia richiama in particolare la D.G.R. della Regione Piemonte del 25 giugno 2013, n. 14-5999, nella quale la condizione di differibilità viene ricondotta ai casi di «parziale perdita di autonomia nella gestione delle attività della vita quotidiana con presenza di supporto parentale e/o amicale».
Secondo la famiglia, questa definizione non sarebbe coerente con la situazione della madre, che presenta un’invalidità del 100 per cento, un Indice di Barthel di 15/100 e una valutazione sanitaria U.V.G. con punteggio 12.
Flora sottolinea inoltre di essere figlia unica e di lavorare a tempo pieno a Rosta. Non ci sarebbe quindi una rete familiare in grado di garantire un’assistenza quotidiana alternativa a quella della struttura.
«Non vi è né un supporto parentale, ad eccezione della sottoscritta, né, ancor meno, amicale», sostiene Flora, spiegando di averlo più volte fatto presente anche all’assistente sociale.
Tre anni di richieste e una nuova diffida
Nel corso di questi anni la famiglia ha cercato diverse strade per arrivare a una soluzione. Sono state presentate richieste di rivalutazione e sono stati coinvolti professionisti di diversi ambiti.
L’ultima iniziativa risale al 31 agosto 2026, quando è stata trasmessa un’ulteriore diffida all’ASL. Al momento la famiglia è in attesa di una risposta.
Il caso, dunque, non riguarda soltanto la posizione di una persona anziana all’interno di una graduatoria. Per Lucia e per sua figlia significa continuare a sostenere ogni mese una spesa importante per garantire una sistemazione assistenziale a una donna che, secondo la documentazione sanitaria prodotta, non è autonoma nelle attività motorie e necessita di assistenza continuativa.
Dall’altra parte resta la graduatoria dell’U.V.G., con una posizione che la famiglia considera troppo arretrata rispetto alle condizioni della donna, e soprattutto quella definizione di “differibile” che Flora contesta sulla base dei documenti sanitari e amministrativi acquisiti.
La richiesta della famiglia è quindi quella di ottenere una rivalutazione della posizione e una risposta sul percorso che dovrebbe portare alla presa in carico convenzionata, evitando che una situazione già difficile sul piano sanitario diventi, con il trascorrere del tempo, insostenibile anche dal punto di vista economico.
La famiglia attende ora il riscontro alla diffida del 31 agosto. Una risposta che potrebbe chiarire anche le ragioni per cui, nonostante un quadro di grave non autosufficienza documentato e una permanenza in RSA iniziata nel 2023, la posizione di Lucia sia rimasta per anni nella graduatoria dell’assistenza residenziale con priorità “differibile”.
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