Seguici su

CronacaEconomiaLavoroPiemonte

Confermato in appello il blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva

Il provvedimento riguarda lo stabilimento di Taranto, ma a rischio ci sono migliaia di posti di lavoro anche negli stabilimenti piemontesi

Marco Lovisolo

Pubblicato

il

Lo stabilimento Ilva a Taranto - foto di James Morrison, copyright by Dubtastic

MILANO – È arrivata la decisione del tribunale di Milano. I giudici della Corte d’appello hanno confermato il blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva, presente in Piemonte con tre stabilimenti, respingendo la richiesta di sospensiva di Acciaierie d’Italia, l’azienda che ha rilevato l’Ilva .

A seguito di questa decisione, si sono espressi i sindacati Fim, Fiom e Uil: «Riteniamo sia fondamentale che il Governo risponda alle richieste contenute nel piano nazionale straordinario di messa in sicurezza sociale e di rilancio dell’ex Ilva e convochi immediatamente il tavolo permanente a Palazzo Chigi» – hanno dichiarato in una nota congiunta.

«Le lavoratrici e i lavoratori pretendono risposte sul futuro dell’ex Ilva ed il sistema manifatturiero attende di conoscere il destino della produzione di acciaio nel nostro Paese, non accetteremo passivamente un piano che risolva con anni di cassa integrazione e licenziamenti già annunciati.

Bisogna evitare l’esplosione della bomba sociale con interventi ordinari e straordinari. Bisogna mettere in salvaguardia i lavoratori, prime vittime delle scelte di chi ha avuto ed ha responsabilità decisionali» aggiungono.

Infine, i sindacati chiedono subito il blocco dei licenziamenti: riguardo a questo tema, nei giorni scorsi il Governo aveva comunicato di aver raggiunto un’intesa temporanea con gli imprenditori per la sospensione delle lettere di licenziamento. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, l’avvio di un tavolo permanente per Taranto.

«Prendiamo atto della decisione del Tribunale di Milano e, come organizzazione sindacale, ribadiamo con chiarezza che le sentenze vanno rispettate e la volontà della magistratura osservata» – il commento del segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera – «Allo stesso tempo, non possiamo ignorare le pesanti conseguenze che il blocco dell’area a caldo può determinare sul futuro industriale del sito, sulla continuità produttiva e, soprattutto, sulla salvaguardia dei livelli occupazionali».

Secondo Spera ora «è necessario che tutte le parti coinvolte si assumano fino in fondo le proprie responsabilità e che si lavori immediatamente alla ricerca di una soluzione che consenta di coniugare il rispetto delle decisioni della magistratura con la necessità di garantire la continuità industriale e occupazionale» essendo ora prevedibile un impatto sul sistema produttivo e quindi sull’occupazione dopo la chiusura dell’altoforno.

«Ciò che va evitato è l’innesco di una vera e propria bomba sociale, con conseguenze pesantissime per migliaia di lavoratori, per le loro famiglie e per l’intero territorio» ammonisce il segretario dell’Ugl.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

E tu cosa ne pensi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *