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A Mirafiori chiude la Gastronomia da Renato: dopo quasi sessant’anni si abbassa la saracinesca

Storica chiusura in Borgo Cina

Gabriele Farina

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TORINO – Dopo quasi sessant’anni di attività, a Mirafiori si abbassa la saracinesca di uno dei negozi storici di Borgo Cina. Chiude la Gastronomia da Renato, in via Giacomo Dina 38/D, attività portata avanti nel corso degli anni da Renato Salvano, insieme alla moglie Carla e al figlio Davide.

A segnalare la chiusura alla redazione è Raffaele Palma, del Caus – Centro Arti Umoristiche e Satiriche, che ha voluto affidare a una lettera il ringraziamento della clientela e dei commercianti della zona a una famiglia che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per il quartiere.

Una gastronomia nata alla fine degli anni Sessanta

La storia della Gastronomia da Renato affonda le sue radici nella fine degli anni Sessanta, quando Mirafiori era profondamente legata alla presenza e all’attività degli stabilimenti FIAT.

Nel negozio di via Dina sono passate generazioni di clienti: dirigenti FIAT, impiegati, liberi professionisti, operai e pensionati, non soltanto residenti a Mirafiori. Una clientela molto diversa per professione ed età, accomunata dalla ricerca di una cucina di qualità e dalla familiarità con Renato, Carla e Davide.

Nel corso di quasi sei decenni, la gastronomia ha accompagnato le trasformazioni del quartiere e della città. Una storia commerciale che si è intrecciata con quella di Mirafiori, attraversando gli anni della contestazione, del terrorismo e del banditismo e poi le profonde trasformazioni sociali ed economiche che hanno interessato il quartiere con il ridimensionamento della grande industria e i successivi cambiamenti della produzione automobilistica.

Ora, dopo tanti anni, anche per la Gastronomia da Renato è arrivato il momento della chiusura.

“Una grave perdita per l’intero borgo”

Per chi abitava e lavorava nella zona, però, non si tratta semplicemente della chiusura di un’attività commerciale. È soprattutto la scomparsa di un luogo diventato nel tempo parte della vita quotidiana del quartiere.

«Con questa chiusura il borgo perde un’attività che, dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso, ha dato lustro alla via», scrive Raffaele Palma nella lettera inviata alla redazione.

Palma sottolinea anche come la chiusura impoverisca ulteriormente via Giacomo Dina, in un momento nel quale le attività commerciali storiche dei quartieri devono fare i conti con trasformazioni profonde nelle abitudini dei consumatori e nel tessuto commerciale cittadino.

I piatti, gli ingredienti e la cura del negozio

Nel ricordo affidato alla lettera c’è spazio soprattutto per il lavoro quotidiano della famiglia Salvano. A restare nella memoria dei clienti sono i piatti preparati dalla gastronomia, la qualità degli ingredienti e la cura con cui il cibo veniva esposto.

«Erano un vero spettacolo per gli occhi e una delizia per il palato», racconta Palma, ricordando un’attività nella quale, secondo la testimonianza, la qualità dei prodotti andava di pari passo con l’attenzione riservata ai clienti.

È proprio questo rapporto personale, costruito nel corso degli anni, a rendere particolarmente sentita la chiusura.

La saracinesca che oggi resta abbassata non segna soltanto la fine di un’attività commerciale. Per i clienti più affezionati e per i negozianti della zona rappresenta la fine di una presenza familiare, capace di attraversare diverse epoche della storia di Mirafiori.

Il ringraziamento di clienti e commercianti

La lettera di Raffaele Palma si conclude così con un ringraziamento rivolto direttamente ai tre componenti della famiglia: Renato, Carla e Davide.

Un modo per salutare una gastronomia che per decenni ha fatto parte del paesaggio commerciale di Borgo Cina e della quotidianità di molte persone.

«Queste righe vogliono essere un sentito ringraziamento a Renato, Carla e Davide da parte mia e dei negozianti limitrofi», scrive Palma.

Un piccolo pezzo della storia commerciale di Mirafiori se ne va, lasciando dietro di sé non soltanto una vetrina e una saracinesca chiusa, ma soprattutto i ricordi di chi, per tanti anni, è entrato in quella gastronomia per acquistare un piatto, fare la spesa o semplicemente scambiare qualche parola con chi stava dall’altra parte del bancone.

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