CronacaTorino
Molestie nel minimarket: oggi l’udienza del Riesame, poi 20 giorni per decidere. Il commesso finirà in carcere?
I giudici avranno venti giorni di tempo per decidere se accogliere la richiesta di carcerazione
TORINO – Ha riempito per giorni le pagine di cronaca il dibattito intorno alla scarcerazione dell’uomo responsabile di una violenza su una ragazzina di 13 anni in un minimarket a Torino.
La vicenda ha suscitato polemiche politiche e una infuocata discussione sulla decisione della Gip: l’uomo, un 42enne, è stato infatti scarcerato dopo due notti di detenzione con solo l’obbligo di firma. Secondo la giudice non servivano altre misure cautelari perché l’uomo ha collaborato con gli investigatori, fornito le immagini delle telecamere e ammesso le proprie responsabilità dicendosi dispiaciuto.
Una decisione che ha portato a una necessaria sorveglianza dinamica per la giudice per le indagini preliminari di Torino. La misura di protezione è stata disposta dalla Prefettura di Torino dopo le minacce comparse soprattutto sui social network nei confronti della magistrata.
In seguito la procura di Torino ha impugnato al tribunale del Riesame il provvedimento con il quale il Gip ha disposto l’obbligo di firma, senza neppure convalidare il fermo, del commesso accusato di violenza.
L’udienza del Riesame e il tempo per decidere
Oggi è il giorno in cui è prevista l’udienza del tribunale del Riesame. I tre giudici ascolteranno accusa e difesa, poi avranno venti giorni di tempo per decidere se accogliere la richiesta di carcerazione avanzata dalla Procura. L’accusa, infatti, insiste sulla possibile reiterazione del reato e sul pericolo di fuga.
“È attuale il concreto rischio che l’indagato si allontani dal territorio dello Stato, peraltro avendo ormai contezza della pendenza di un procedimento penale a suo carico per fatti molto gravi. Si tratta di individuo non trattenuto in Italia da alcun vincolo di tipo affettivo e dal quale pertanto può decidere in ogni momento di allontanarsi al fine di sottrarsi al procedimento penale. È inadeguata ed eccessivamente mite la misura dell’obbligo di firma che non pone alcun ostacolo a che l’indagato reiteri le condotte contestate, non appena ritornato, ad esempio, sul luogo di lavoro, un luogo aperto al pubblico e idoneo a metterlo in contatto con potenziali infinite vittime”, è quanto scrivono i PM come riportato dalla Stampa.
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