CuneoSalute
Nel cuneese passeggiate e attività culturali diventano una “prescrizione di salute”
L’idea parte da una considerazione: la salute non coincide soltanto con l’assenza di una malattia o con la gestione di una condizione clinica
VERDUNO – Una passeggiata in gruppo, un laboratorio, un’attività motoria o culturale possono diventare strumenti per migliorare la salute e il benessere delle persone. È il principio alla base della prescrizione sociale, sperimentata dall’Asl CN2 attraverso il progetto PONTE (Percorsi Organizzati per le malattie Neurodegenerative: Territorio e Empowerment sociale), realizzato con diverse realtà socio-assistenziali del territorio grazie al finanziamento della Fondazione CRC.
L’idea parte da una considerazione: la salute non coincide soltanto con l’assenza di una malattia o con la gestione di una condizione clinica. Solitudine, isolamento, fragilità delle relazioni, disagio psicologico, sedentarietà e difficoltà nella gestione delle cronicità possono infatti incidere sulla qualità della vita.
Per questo, accanto alla prescrizione di una terapia o di una prestazione sanitaria, il professionista può indicare alla persona anche un’attività presente sul territorio, individuata sulla base dei suoi bisogni e dei suoi interessi.
Dalla terapia alle opportunità offerte dal territorio
La prescrizione sociale non consiste quindi nella semplice segnalazione di un’attività. Il percorso parte dalla valutazione dei bisogni della persona, individua una possibile risorsa nella comunità e prevede l’accompagnamento verso quell’opportunità, favorendo la partecipazione.
In questo modello la comunità diventa parte integrante del percorso di salute. Un’attività sociale, culturale, motoria o ricreativa può diventare così uno strumento di prevenzione, benessere e partecipazione.
Un ruolo centrale nella sperimentazione è affidato agli Infermieri di Famiglia e Comunità (IFeC) e agli psicologi, in collaborazione con i Medici di Medicina Generale e gli specialisti.
«Gli IFeC, grazie alla prossimità con la popolazione e alla conoscenza delle risorse territoriali, svolgono un ruolo importante nella valutazione globale della persona, nell’individuazione dei bisogni e delle possibili soluzioni e nell’accompagnamento verso le opportunità offerte dalla comunità», spiega Mario Grimaldi, Responsabile Gestione Operativa Territoriale.
Gli psicologi contribuiscono invece alla valutazione degli aspetti psicologici e relazionali e al sostegno motivazionale. «Favoriamo la partecipazione attiva della persona e la costruzione di obiettivi di benessere condivisi», sottolinea Ileana Agnelli, Direttore della Struttura di Psicologia.
Anche i medici di famiglia e gli specialisti rappresentano un nodo fondamentale della rete, grazie alla conoscenza clinica e continuativa dei propri assistiti.
Un software per collegare persone e attività
Il progetto PONTE prevede anche la sperimentazione di un software dedicato alla prescrizione sociale, pensato per facilitare l’individuazione delle opportunità disponibili sul territorio e collegarle alle persone che potrebbero beneficiarne.
«Consentirà di tracciare e monitorare nel tempo i percorsi attivati», spiega Giuliana Chiesa, Responsabile Progetti, Ricerca e Innovazione.
La tecnologia, nelle intenzioni del progetto, non sostituisce quindi la relazione tra professionisti, persone e realtà locali, ma dovrebbe aiutare a rendere più strutturata la rete.
Sono già più di 20 le nuove attività mappate all’interno della rete del progetto PONTE su tutto il territorio dell’Asl CN2. Tra queste ci sono anche le Palestre della Memoria, che saranno realizzate dagli operatori dell’Asl.
Il progetto coinvolge i consorzi socio-assistenziali dell’Ambito di Bra e Alba-Langhe-Roero, la Cooperativa Sociale Progetto Emmaus e la Fondazione dei Santi Lorenzo e Teobaldo. Alla rete possono partecipare attività culturali, sociali, motorie e ricreative, associazioni, volontariato e altre realtà locali.
Dalle persone fragili alla comunità
La prima fase della sperimentazione riguarda soprattutto persone over 65 con fragilità sociale e cognitiva, persone con malattie neurodegenerative come demenza, sclerosi multipla e Parkinson e i loro caregiver.
L’obiettivo, però, è più ampio e punta a coinvolgere progressivamente la comunità nel suo insieme. Il principio è che le attività disponibili sul territorio possano diventare occasioni di partecipazione non soltanto per chi ha una patologia, ma per tutti i cittadini.
La sperimentazione si collega inoltre ad alcune esperienze già presenti sul territorio, come Argento Attivo, i gruppi di cammino e i corsi di accompagnamento per i caregiver, sviluppati nell’ambito del Piano Locale della Prevenzione.
«La prescrizione sociale ci invita a guardare alla salute con un’ottica più ampia e diversa», afferma Paola Malvasio, Direttore Generale dell’Asl CN2. «Per aiutare qualcuno a stare meglio non è sufficiente intervenire solo sulla malattia, ma occorre creare le condizioni perché la persona possa mantenere relazioni, interessi, autonomia e partecipazione».
Un ruolo di facilitazione potrà essere svolto anche dalle Sentinelle della Salute, la rete di volontari formati e coordinati dall’Asl CN2, che potranno aiutare le persone ad avvicinarsi alle opportunità disponibili senza sostituirsi ai professionisti.
Le Case della Comunità come punto di incontro
La sperimentazione è stata progettata da un gruppo di lavoro che coinvolge IFeC, Psicologia, Medicina Generale e Specialistica, Dipartimento di Prevenzione e Progetti, Ricerca e Innovazione.
In questo modello assumono particolare importanza anche le Case della Comunità, considerate uno spazio di collegamento tra professionisti sanitari, servizi, enti, associazioni e cittadini.
«La prevenzione e la promozione della salute non si fanno soltanto negli ambulatori: si costruiscono anche attraverso le relazioni, gli stili di vita, la partecipazione e la capacità di una comunità di non lasciare sole le persone più fragili», dichiara l’Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi.
La prescrizione sociale prova dunque a spostare una parte dell’attenzione dalla sola cura della malattia alla costruzione delle condizioni che possono favorire autonomia, relazioni e partecipazione, utilizzando anche le risorse che già esistono nelle comunità locali.
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