EconomiaLavoro
Stellantis, torna la cassa integrazione per oltre mille lavoratori a Mirafiori
Incidono i costi di produzione. Sullo sfondo, una crisi europea e locale del settore automotive
TORINO – Saranno 1 074 i lavoratori dello stabilimento Stellantis di Mirafiori, a Torino, per i quali l’azienda ricorrerà alla cassa integrazione dal 19 al 30 ottobre. La misura riguarderà i lavoratori delle Carrozzerie, sulla linea della 500 elettrica e ibrida. La decisione è stata presa da Stellantis dopo una riunione interna, convocata per valutare le problematiche produttive dell’impianto, e comunicata dalla Direzione delle Carrozzerie alle rappresentanze sindacali dello stabilimento.
Fiom Torino teme lunga catena di stop produttivi
I sindacati sono preoccupati. La Fiom di Torino ha sottolineato che sono passati solo otto mesi da quando la cassa integrazione è cessata alle Carrozzerie di Mirafiori, periodo intervallato da vari fermi produttivi, e ora il nuovo ricorso alla cig con il completo stop produttivo rischia di essere, secondo il sindacato, soltanto il primo di una lunga serie. La Fiom chiede con urgenza un incontro tra sindacato, azienda e istituzioni per trovare al più presto soluzioni per contrastare il declino del territorio.
Uilm Torino: «La crisi che abbiamo di fronte è ancora durissima»
L’Uilm allarga la preoccupazione allo stato di crisi generale che vive l’automotive in Europa. «L’annuncio da parte di Stellantis dell’apertura di due settimane di cassa integrazione a fine ottobre per i lavoratori di Mirafiori Carrozzeria è la prova di quanto sia ancora dura la crisi da attraversare e della necessità di allocare nello stabilimento torinese la produzione di un secondo modello, per poter arrivare a una sua stabile saturazione» dichiarano Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, e Luigi Paone, segretario generale della Uilm di Torino.
«La crisi che abbiamo di fronte è ancora durissima» – rimarcano Ficco e Paone – «Prima di dicembre confidiamo in un incontro con Stellantis che chiarisca gli ultimi aspetti del piano industriale. Al contempo però dobbiamo riprendere il confronto istituzionale per chiedere di interrompere quella guerra contro l’automotive che proprio la politica paradossalmente ha ingaggiato. Dobbiamo di fatto, in sede europea, cambiare le regole autolesioniste sull’elettrificazione, che oggi purtroppo non salvano il pianeta, ma colpiscono l’industria; in sede nazionale, al contempo, dobbiamo correggere alcune storture, a partire da un costo dell’energia abnorme e dall’assenza di strumenti adeguati per affrontare efficacemente il problema dei lavoratori con ridotte capacità lavorative».
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