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Sosta selvaggia alle fermate dei bus a Torino: “Autisti esasperati e sicurezza a rischio”

Il sindacato chiede all’azienda di valutare il ricorso alle vie legali nei confronti di chi impedisce la circolazione degli autobus

Gabriele Farina

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TORINO – La sosta selvaggia nei capolinea e nelle corsie preferenziali torna al centro delle proteste della Fast Confsal, che denuncia una situazione sempre più difficile per il trasporto pubblico a Torino. Secondo il sindacato, le auto lasciate in doppia fila, sulle curve di svolta o negli spazi riservati agli autobus finiscono per bloccare i mezzi e provocare ritardi, aumentando anche i rischi per conducenti e passeggeri.

Il problema, sottolinea la sigla sindacale, riguarda in particolare gli autobus articolati, lunghi fino a 18 metri, che possono rimanere bloccati dalla presenza di un singolo veicolo parcheggiato in modo irregolare.

Autobus bloccati e autisti sotto pressione

Per la Fast Confsal, a pagare le conseguenze della sosta irregolare sono innanzitutto i conducenti. Gli autisti si trovano infatti a dover gestire i ritardi provocati dalle auto in divieto, cercando contemporaneamente di effettuare manovre molto complesse per riuscire a superare i veicoli che ostacolano il passaggio.

Una situazione che, secondo il sindacato, genera stress psicofisico e tensioni con gli utenti, che spesso attribuiscono direttamente al personale viaggiante la responsabilità dei ritardi.

“Non possiamo più affidarci al solo senso civico”, dichiara Roberto Faranda, segretario regionale del dipartimento Mobilità della Fast Confsal. Il sindacato chiede quindi un intervento più deciso da parte delle istituzioni e dell’azienda di trasporto.

Rischi anche per i passeggeri

La presenza di auto nei pressi dei capolinea non avrebbe conseguenze soltanto sulla puntualità degli autobus. Quando un mezzo non riesce ad avvicinarsi correttamente al marciapiede i passeggeri possono essere costretti a salire o scendere direttamente sulla carreggiata.

Una situazione particolarmente delicata per anziani, bambini e persone con disabilità, per i quali l’accesso al mezzo può diventare più difficoltoso e rischioso.

Il sindacato segnala inoltre che un’auto lasciata in posizione tale da impedire il passaggio può arrivare a bloccare una linea per oltre venti minuti, con ripercussioni sull’intero servizio.

Fast Confsal chiede controlli e interventi strutturali

Per affrontare il problema, la Fast Confsal propone un piano articolato su tre fronti.

Il primo riguarda il rafforzamento dei controlli, attraverso protocolli d’intesa con la Polizia Locale, pattugliamenti mirati nei punti più critici e un utilizzo sistematico dello Street Control e dei sistemi di videosorveglianza disponibili sui mezzi, con l’obiettivo di individuare e sanzionare le violazioni.

Il secondo punto riguarda gli eventuali profili penali e i danni provocati dal blocco del servizio. Il sindacato chiede all’azienda di valutare il ricorso alle vie legali nei confronti di chi impedisce la circolazione degli autobus, richiamando anche l’articolo 340 del Codice Penale sull’interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità, oltre alla possibilità di chiedere il risarcimento dei danni.

Infine, la Fast Confsal propone interventi fisici per impedire la sosta nelle aree più esposte: cordoli invalicabili, telecamere fisse e piattaforme rialzate nei capolinea e lungo le corsie riservate.

“La mobilità sostenibile passa inevitabilmente dalla dignità del lavoro degli autoferrotranvieri e dall’efficienza del servizio”, sottolinea il sindacato, annunciando che continuerà a monitorare la situazione e a chiedere interventi a tutela dei lavoratori e degli utenti del trasporto pubblico.

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