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A Biella una tecnica mini-invasiva riapre un bypass ostruito: Claudia salva la stagione in rifugio

La metodica utilizzata nel caso di Claudia è di recente introduzione e viene impiegata nei centri dotati delle competenze e delle tecnologie necessarie

Gabriele Farina

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BIELLA – Pochi millimetri di accesso per evitare un nuovo intervento chirurgico e tornare a camminare in montagna. È la procedura eseguita all’Ospedale di Biella dall’équipe di Chirurgia Vascolare, diretta da Enzo Forliti, su Claudia, una donna di cinquant’anni che gestisce un rifugio alpino e che rischiava di non poter più svolgere il proprio lavoro a causa di un’ostruzione vascolare alla gamba.

Claudia era già portatrice di una protesi vascolare, impiantata dopo due precedenti interventi effettuati in altri ospedali. La protesi si era nuovamente chiusa, compromettendo la circolazione dell’arto inferiore e rendendo sempre più difficile camminare.

La situazione richiedeva una soluzione particolarmente delicata. Un intervento tradizionale avrebbe infatti comportato una degenza e un periodo di recupero difficilmente compatibili con l’inizio della stagione lavorativa in rifugio.

L’intervento nella Sala Ibrida dell’Ospedale di Biella

Il caso è stato valutato con una visita urgente e, nel giro di pochi giorni, Claudia è stata ricoverata e sottoposta al trattamento nella Sala Ibrida dell’Ospedale di Biella, attiva dal novembre 2025 e oggi utilizzata dalla Chirurgia Vascolare per la quasi totalità della propria attività.

La tecnica utilizzata è una procedura di disostruzione meccanica per via endovascolare. Attraverso un accesso di pochi millimetri, il dispositivo viene fatto avanzare all’interno del vaso fino a raggiungere il punto ostruito. Qui agisce come una sorta di micro-fresa: frammenta il materiale che impedisce il passaggio del sangue e contemporaneamente lo aspira.

Nel caso di Claudia, la procedura ha permesso di ripulire dall’interno la protesi già presente e di renderla nuovamente funzionante, evitando così un nuovo intervento chirurgico a cielo aperto.

La tecnica non può essere utilizzata in tutti i casi e richiede una selezione accurata dei pazienti. Dopo l’intervento, Claudia è tornata a casa nel giro di pochi giorni e ha potuto riprendere la propria attività.

«In Ospedale ho incontrato solo persone fantastiche, anche a livello umano. Ho ricevuto attenzione e considerazione, tanto per il mio problema di salute quanto per la mia esigenza personale e lavorativa», ha raccontato. «C’è stata un’intesa immediata. Dopo l’intervento ho ripreso a camminare in montagna. Ho affrontato l’intera stagione estiva sempre in rifugio ed è andata benissimo».

La Sala Ibrida, un investimento da 2 milioni di euro

La Sala Ibrida dell’Ospedale di Biella è stata realizzata grazie a un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro. Il progetto ha coinvolto l’Asl BI, la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e l’Associazione Amici dell’Ospedale di Biella, con una raccolta fondi coordinata dall’associazione presieduta da Leo Galligani, insieme a finanziamenti pubblici tra cui quelli del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

La struttura permette di integrare nello stesso ambiente le competenze chirurgiche, le tecnologie di imaging e le procedure interventistiche. In questo modo è possibile eseguire il trattamento e verificare contestualmente il risultato, anche negli interventi più tradizionali.

«Oggi come équipe di Chirurgia Vascolare, anche grazie all’apporto della Sala Ibrida, ci occupiamo anche di ambiti che in passato erano di competenza della cardiochirurgia, come l’aorta toracica e l’arco aortico», ha spiegato il direttore della Chirurgia Vascolare Enzo Forliti. «Affrontare problemi complessi con un basso impatto sul paziente ha una ricaduta sociale importante: in questo caso parliamo di una persona pienamente attiva, con un lavoro da portare avanti, e siamo riusciti a evitare che restasse ferma a lungo. La chirurgia mini-invasiva non è un termine astratto: è esattamente questo».

L’Asl BI nel registro multicentrico nazionale

La metodica utilizzata nel caso di Claudia è di recente introduzione e viene impiegata nei centri dotati delle competenze e delle tecnologie necessarie. L’Asl BI ha aderito al registro multicentrico nazionale che raccoglie e valuta i risultati della procedura in termini di efficacia ed efficienza.

Il registro è coordinato dall’Università di Verona, centro pilota insieme ad altre strutture di Chirurgia Vascolare italiane. L’obiettivo è confrontare gli esiti dei diversi centri e contribuire alla raccolta di dati scientifici su una tecnica di recente diffusione.

In Piemonte le strutture di Chirurgia Vascolare sono nove su diciannove Aziende Sanitarie pubbliche. Quella dell’Asl BI è una di queste e, insieme a Novara, rappresenta un riferimento per il quadrante nord-orientale della regione.

L’équipe biellese è composta da nove medici oltre al direttore. Nel 2025 ha registrato circa 1.000 ricoveri e più di 10.000 prestazioni ambulatoriali. Nello stesso periodo è cresciuto di circa il 15% il trattamento della patologia aortica complessa, mentre il tasso di attrazione di pazienti provenienti da fuori provincia ha raggiunto il 40%.

«La Sala Ibrida è il luogo in cui competenze chirurgiche, imaging e tecnologia lavorano insieme sullo stesso paziente e nello stesso momento, offrendo un risultato di altissima qualità e con una ricaduta migliore in termini di salute e di recupero per il paziente», ha dichiarato il direttore generale dell’Asl BI Mario Sanò. «Questo investimento, previsto dal Piano di Rilancio e grazie all’apporto di una concreta sinergia di territorio, a Biella oggi è realtà».

Per Claudia, il risultato più concreto è stato poter tornare a camminare e lavorare senza perdere la stagione estiva. La paziente prosegue ora con i controlli programmati.

«Ho scelto di condividere la mia testimonianza per esprimere la mia gratitudine a tutta l’équipe», ha concluso.

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